Pubblichiamo volentieri la seguente lettera di una volontaria che ha ospitato un gruppo di bambini sharawi per un pomeriggio insolito.
Voglio ringraziare, anche a nome di mio nipote Fabio, volontario presso di voi, il CESPI per avermi dato la possibilità di conoscere alcuni bambini Saharawi e, attraverso loro, le problematiche di un popolo che vive nei campi profughi algerini e di cui nessuno parla.
Ho voluto invitare a casa nostra questi bambini, con le loro educatrici, proprio per conoscerli e per far loro trascorrere un pomeriggio diverso dal solito.
Era mia intenzione proporre dei giochi musicali con l’uso di vari strumenti come il pianoforte, il violino, il violoncello, il metallofono e percussioni varie. Mi ero pertanto preparata con Fabio per stabilire, per ogni brano eseguito, semplici interventi musicali, in modo che tutti i bambini fossero coinvolti.
La cosa è andata in modo totalmente diverso e certamente molto meglio di quanto avevo preparato.
Alla vista degli strumenti musicali i bambini hanno cominciato a suonare in modo così spontaneo, così divertente e così gioioso, da farmi rimanere senza parole.
Mi sono sentita come si sente un’insegnante che, nonostante abbia preparato scrupolosamente la lezione, si trova impotente di fronte ad una classe scatenata che non la segue più.
La situazione mi era ormai irrimediabilmente sfuggita di mano, anzi i ruoli si erano scambiati.
Questi bambini stavano dando lezione ad una docente in pensione che, per deformazione professionale, pensa di avere sempre qualcosa da insegnare agli altri e si mette in cattedra.
Imparavo, grazie a loro, come si possa essere felici nella scoperta della produzione del suono attraverso i vari strumenti e come la musica sia realmente il linguaggio universale per antonomasia.
La gioia ed il sorriso di questi bambini erano contagiosi perché, a cominciare da me, tutti sorridevano e si divertivano.
Non dimenticherò mai Mohamed che suona il pianoforte con un ritmo costante partendo dalle note più gravi a quelle più acute, il piccolo Mohamed al metallofono, Nay e Gali con il violino, la piccola Haha con le maracas e Selma più riservata che sembra essere la donnina del gruppo. Tutti sorridenti, entusiasti e con tanta voglia di vivere. Quanto mi hanno insegnato!
Grazie ancora a questi “ambasciatori di pace” e per me anche dispensatori di gioia.
Rosalia Manenti
Sesto San Giovanni, 12-07-2010


