Una farfalla fra il sole e l’ade

Una farfalla fra il sole e l’ade

    UNA FARFALLA FRA IL SOLE E L’ADE

    Un batter d’ali di una farfalla iraniana ha provocato un tornado nelle coscienze degli abitanti del pianeta Terra. Questa farfalla si chiama Sakineh Mohammadi Ashitani e rischia di non poter mai più spiccare il volo perché condannata alla lapidazione a causa di un presunto adulterio.

    Il calvario di questa donna, in primissimo piano nei media di tutto il mondo negli ultimi mesi, ha radici lontane: il 15 maggio 2006 venne dichiarata colpevole dal tribunale di Tabriz del reato di “relazione illecita” in seguito alla morte del marito. Sakineh fu condannata a ricevere 99 frustate pubblicamente , anche alla presenza di uno dei due figli. Nel settembre dello stesso anno ricevette una nuova condanna perché un tribunale penale accusò uno dei due (presunti) amanti di essere coinvolto nella morte del marito della donna: Mohammadi Ashitani. Le accuse diventano duplici: adulterio e coinvolgimento nell’omicidio del marito; reato quest’ultimo punito con la condanna a morte per lapidazione. Il 27 maggio 2007 la Corte Suprema iraniana confermò la condanna, rinviata fino a oggi per la campagna organizzata dai due figli. Secondo il sistema giuridico iraniano, solo il perdono dell’Ayatollah Ali Khamenei potrebbe salvarle la vita.

    Vedo Sakineh troppo ben dipinta dalle parole di Primo Levi : una donna dagli occhi vuoti e dal grembo freddo, come una rana d’inverno. Aggiungiamo pure torturata, stuprata, priva di qualsiasi tutela legislativa, costretta a dichiarare il falso, senza un volto familiare vicino, senza condizioni igieniche decenti.

    Questa vicenda è l’ennesimo scontro frontale del mondo occidentale con certi aspetti della cultura orientale che facciamo fatica a capire, che non possiamo capire (ammesso che ci sia davvero qualcosa da capire in tutto questo). Ne siamo troppo distanti fisicamente e cronologicamente. Non vuole essere un’apologia del ruolo della donna nel mondo occidentale. Grandi passi si sono fatti verso una vera emancipazione femminile, ma siamo degli illusi se pensiamo che le discriminazioni sessuali siano finite nella “nostra parte” di mondo. Tanti veli portano le donne sul loro viso, sul loro corpo, nella loro mente. Troppo spesso gli uomini dimenticano la più elementare delle uguaglianze.

    Forse vorremmo atteggiarci a paladini di questa causa, ma possiamo farlo? Ne abbiamo qualche diritto? Si rischia di scivolare in un discorso di globalizzazione culturale, con noi occidentali ad esportare una cultura e una civiltà a sua volta corrotta, non priva di lati oscuri.

    Viene da pensare che il male sia ineliminabile dalla natura umana, c’è sempre stato e sempre ci sarà. Può apparire una spiegazione astratta e filosofica, ma le guerre, la pena di morte e barbarie come questa sono troppo frequenti e vogliono pur dire qualcosa.

    Sakineh ha però il diritto di proseguire la sua vita, questo è innegabile. Questo diritto sembra inconciliabile con la logica del male e della violenza che emerge; in ogni caso deve prevalere perché crediamo nella parità fra donna e uomo, crediamo nella vita e nel perdono, sia che siamo laici o religiosi. Perché non crediamo nella violenza, nell’odio e nella pena di morte. perchè vogliamo vedere un cielo di farfalle con i colori della pace.

    Matteo Pedrazzini