Un migrante al banchetto della Lega

    Le elezioni regionali si stanno avvicinando e di conseguenza spuntano i primi banchetti dei partiti. Fin qui tutto normale, non fosse che qualche settimana fa un migrante di origine albanese (che “conosco” perché abitiamo nello stesso palazzo) si ferma e collabora ad uno della Lega Nord. Ho a che fare con lui solo nella quotidianità condominiale e non ho grande stima nei suoi riguardi. Questa situazione però, per quanto paradossale, si rivela una cartina al tornasole significativa di alcuni meccanismi politici e sociali che caratterizzano la nostra società. Perché un migrante, per di più di umile condizione sociale, si avvicina ai leghisti e non a persone che potrebbero davvero aiutarlo? Mi sento responsabile. È un sintomo di lontananza da chi crede nell’integrazione, ideale che troppo spesso si ferma alle parole e non si traduce nei fatti. Forse un pugno di euro gettati sul tavolo della propaganda per questo signore sono vitali. Qualche anno fa, lo vidi affiggere volantini del PdL e ricordo una sua frase che suonava più o meno così: “Bisogna stare vicino ai lupi per non essere mangiati.”  Sarebbe il caso di ricordargli che spesso i lupi sbranano anche i loro protetti, quando il loro compito è esaurito. Spero che le parole e l’atteggiamento di questa persona siano un caso isolato; sono però sintomi di paura e di opportunismo, pratiche che riecheggiano i tempi del fascismo; periodo storico che nel nostro Paese non è poi più così anacronistico da accostare all’attualità. A chi se ne dissocia fermamente l’onore e l’ònere di aprire la mente anche a chi continua ad averla ottenebrata, usando il pensiero, l’informazione, la passione. A noi il compito di salvare anche chi all’apparenza è una mela marcia e ascolta solo i suoi interessi. Se davvero vogliamo cambiare qualcosa nella nostra realtà, non possiamo più permetterci di perdere nessuno lungo la strada.

    (Matteo Pedrazzini cespi@cespi-ong.org)

    9 marzo 2010