Uafah, piccola Meteora saharawi

Uafah, piccola Meteora saharawi

    Uafah ha 7 anni ed è Saharawi.

    Vive in casa nostra dallo scorso luglio quando è arrivata in Italia insieme ad altri 10 bambini provenienti dai campi profughi, ognuno con una piccola, media o grande disabilità che non può essere curata o monitorata con continuità nel loro paese d’origine.

    Il “difetto di fabbricazione” (scherzarci sopra è la più grande dote di questa bambina con un coraggio da leone ed una saggezza da filosofo delle epoche passate) è una totale paralisi del plesso brachiale dovuta forse ad un parto effettuato con metodi che non sono da terzo millennio.

    Lo scorso 31 di ottobre si è operata al CTO di Torino dove sono riusciti ad intervenire sul suo avambraccio e sulla sua mano in modo che lei possa avere un maggiore controllo, per quanto non totale, dell’arto.

    L’intervento è durato tra le 5 e le 6 ore nelle quali a Uafah sono state spezzate ossa che neppure sapeva di avere, e quando è uscita dalla sala operatoria l’unico vestito che indossava era un grosso scudo di fasciature e gesso, un bellissimo abito bianco che le partiva dal collo giù fino alla vita, un abito da cerimonia che pesava forse troppo per quel piccolo corpicino dalla pelle scura. Eppure la stessa sera, dopo le lacrime e tra una lacrima e l’altra, comunque poche perché lei (e loro) ha una forza che noi abbiamo scordato, trovava anche la voglia di ridere, di giocare.

    Uafah oggi è sestese, una sestese a tempo determinato che il prossimo gennaio tornerà a Tindouf dove i suoi genitori aspettano di riabbracciarla da mesi. Una meteora per questa nostra piccola-grande città. Una meteora che ogni estate tornerà ad illuminare i nostri cieli alle volte un po’ troppo bui e una meteora che, da quando è qui,  ha già riscaldato il freddo fatto di apatia e di rigidità di tanti che hanno sempre visto stranieri e disabilità come qualcosa dal quale sfuggire.

    “Mohamed Lamin”