Tempo di migrazione culturale?

Tempo di migrazione culturale?

    Laboratorio interculturale per alunni della scuola primaria
    per l’anno 2009-2010

    Esiste un paradigma culturale profondo che ci portiamo dentro come immagine di mondo e che va poi a coincidere con la realtà del mondo stesso, come ci ricorda E.Morin. Noi percepiamo il nostro mondo come progredito e civile, quello di alcuni altri popoli come un mondo da aiutare. Questo paradigma fa percepire nello stesso i migranti, anche quando arrivano qui da noi famiglie colte ed istruite.
    L’analisi, falsa e banale, si basa sulle tre ottiche dell’eurocentrismo, del progresso illimitato e del concetto di civiltà come entità chiusa , mentre le culture si sono sempre costruite nelle relazioni tra i popoli.
    Aggiungiamo il fatto che oggi l’istruzione non è più considerata un bene generale, ma un servizio commerciale che rischia di produrre « ignoranza » (N.Chomskj) quando si fa della scuola un’agenzia di omogeneizzazione culturale e non una palestra per allenare le menti e le capacità creative a partire dal fare e far fare esperienze significative. In questo senso é compito della scuola anche chiarire il rapporto tra legalità ed educazione ai diritti, mettendo i due termini del confronto in relazione tra loro. In una scuola che si ponga come “maestra” e non come “giudice” di apprendimenti prefissati.
    L’alternativa pedagogica che vogliamo porre è partire dalla comune esperienza dello spaesamento per avviare una ricomposizione del sé che metta in discussione l’idea stessa che abbiamo dell’identità. E’ tempo che l’educazione assuma dimensioni « plurali », si metta « lenti interculturali”, come suggerito ad esempio dalla Rainbow Plaform for intercultural Europe, sostenuta dal consiglio d’Europa. Educare alla cittadinanza globale deve indurre:
     All’attenzione verso lo spazio globale che condividiamo con tutti
     Alla cura per il tempo e le persone presenti ora
     Ad un modello di pedagogia basata sull’anticipazione del rischio e del problema, proiettata a garantirci un futuro.
     Ad un’attenzione pedagogica multipla attenta alla dimensione etica della responsabilità

    Occorre una pedagogia del confine inteso come terra di nessuno (e di tutti), in cui storie, culture, linguaggi si intersecano. Sono le « passioni tristi che ci guidano » ciò a cui dobbiamo resistere, costruendo nelle relazioni a scuola un vero « contropotere » individuale e collettivo, in cui le arti giocano un ruolo specifico e distintivo ( vedi il forum dell 8 giugno 2009 tenutosi a Bruxelles « The distinctive Contribution of the Arts to Intercultural Dialogue »)
    Le arti (dalla narrazione alla poesia, alle arti figurative, alla musica) attingono al livello più profondo dell’umanità di ogni persona e vivono in un processo creativo, che sostiene il dialogo interculturale.
    Non si ragiona mai abbastanza contro le identità culturali monolitiche ed a favore della formazione delle identità personali, fondate sulle relazioni che si vivono. Occorre aggiungere ai nostri obiettivi la capacità di imparare a trasformare, come pilastro fondamentale della nuova educazione : con la consapevolezza che la trasformazione comincia da se stessi e che non si tratta di un processo facile. Esso si impone tuttavia come irrinunciabile.


    I LABORATORI

    Modalità dei Laboratori: Tutti laboratori utilizzano l’impulso produttivo delle conoscenze in via di elaborazione e si svolgono in modo da non ridurre la creatività alle sole attività espressive. Coltivano l’abitudine a non colpevolizzare l’errore, considerandolo “strategia” utile all’apprendimento, rafforzano la fiducia dei bambini nelle proprie capacità, predispongono alla attitudine dell’autovalutazione e a spingersi più in là dei propri limiti percepiti.

    1.L’arcipelago dei banchi : siamo isole, non siamo isole.
    Nell’oceano della realtà noi siamo isole,ma il mare può essere percepito come immensa corrente che ci trasporta verso le isole degli altri e non come barriera insuperabile su cui non può navigare. L’incontro con l’altro da sé e con ciò che diverge dal proprio immaginario culturale è l’oggetto di questo laboratorio che esplora le identità individuali e collettive in continuo movimento. Esso aiuta a percepire i confini dell’io come “zone franche” in cui avviene una invisibile osmosi di idee e convinzioni.

    2.. Siamo i bambini di Babele
    Nella Babele bambina abitano i custodi delle storie, allegri pipistrelli a testa in giù, che mostrano nuovi punti di vista. Da lì salpano velieri nascosti nelle lettere di un alfabeto turco o hindi , sabbie di dune o tele africane e quanto di variegato ed interculturale ogni bambino può desiderare di esplorare a partire dal suo vissuto, ormai intrecciato alla presenza di amici da altri mondi, prima lontani, fanno da trama percettiva ed immaginativa per raccontare l’incontro. Il laboratorio abitua all’ascolto risuona del cicaleccio delle lingue ed ai semi di sapienza insiti in ogni cultura.

    3.Il punto di vista del lupo
    Le storie che si esprimono attraverso i simboli ,parlano direttamente all’immaginario, Aiutano a muoversi con la mente, a non stare fissi come statue, ingessati nelle proprie convinzioni. Le storie possono subire ogni rovesciamento: personaggi che interpretano una forte identità possono mettere in discussione gli aspetti tradizionalmente attribuiti ai buoni ed ai malvagi. Molte attività possono aiutare i bambini ad immedesimarsi in qualcosa di diverso da se stessi, a scoprire nuovi punti di vista. Il laboratorio abitua al confronto con gli altri decentrandosi dal proprio vissuto emotivo, rendendo disponibili all’ascolto ed alla collaborazione.

    4.Sigilli di forme e di luce
    In semi di inchiostro, gocce di suoni, ogni “colore”, ogni visione del mondo, è un mondo di risonanze, simbolismi, sensazioni, memorie. Il laboratorio, in uno scambio di linguaggi, analogie, memorie ed emozioni, scoprendo le scritture e le forme artistiche con cui le culture guardano ed esprimono il mondo, fa immedesimare i bambini nell’arte del calligrafo o del musicista, del pittore o dello scultore, che riveste di forma i pensieri provenienti dall’intimo e dall’esterno degli uomini che ad ogni latitudine presentano uguali radici di umanità, come un sigillo di luce sul mondo.