SIRIA, IL PREZZO DA PAGARE

SIRIA, IL PREZZO DA PAGARE

    Il silenzio è la sfida più grande che ci troviamo ancora oggi ad affrontare nella rivoluzione siriana. Abbiamo visto come le rivolte tunisine, egiziane e quella ancora aperta ,in Libia, siano state largamente raccontate dai media. La Siria sembra non interessare a nessuno, forse perché non ha il petrolio della Libia, forse perché non è un paese fortemente turistico, come l’Egitto, non è vicino mediaticamente e culturalmente all’Italia, come la Tunisia. In quasi tre mesi di rivolta pacifica, in cui masse di siriani in tutte le maggiori città hanno sfidato i carri armati e i mitragliatori a torso nudo e con le mani al vento, sono morti quasi 2000 manifestanti ,  tra cui 33 bambini. Uno di essi, Hamza Ali al Khatib, è stato evirato , torturato e infine ucciso a soli 13 anni. Dove  è finito lo sdegno del mondo? Diciamo di voler esportare  democrazia ,  diritti civili e libertà e il massimo che siamo capaci di fare è condannare distrattamente quello che accade, senza informare davvero l’opinione pubblica sui perché . Così, anche il ritrovamento  di quattro fosse comuni può passare quasi inosservato. La democrazia e le libertà che l’occidente vanta valgono soltanto quando non “disturbano” interessi economici e politici? C’è da riflettere pensando a come abbiamo reagito al dramma di Sakineh , la donna iraniana che rischiava la lapidazione: perché la fabbrica dello sdegno non ha prodotto altrettanti cortei, altrettanti striscioni per il corpo straziato del piccolo Hamza? In Libia almeno i ribelli hanno le armi: in Siria sequestrano le persone la notte , ammazzano le famiglie dei dissidenti politici, di chi parla dall’estero. Forse ci accorgeremo troppo tardi che un genocidio è stato compiuto sotto gli occhi di un mondo assopito e condizionato dalle  dinamiche politico-economiche.

    Ognuno di noi  (oggi lo dico per la Siria, domani chissà dove accadranno certe tragedie?) ha il dovere morale e umano di fare qualcosa. Se vi chiedete che cosa fare , se vi domandate se è tardi per parlare e navigate  ancora nel dubbio allora avrà vinto ancora una volta la mano oscura del regime, che copre le bocche degli uomini liberi. Il cambiamento parte da ogni singola persona, dalla ribellione al silenzio succube di  decisioni altrui. Siamo capaci di essere veramente uomini liberi?

    Shady Hamadi