Sima, italiana a metà

Sima, italiana a metà

    18 maggio 2012

    Mi chiamo Sima Travasso, ho 24 anni, sono nata in India, ma vivo con la mia famiglia a Sesto San Giovanni da quando avevo un anno. Sono cresciuta frequentando le scuole italiane dall’asilo all’università, seguendo corsi di danza, di arte, facendo sport e frequentando l’oratorio come molti altri ragazzi della mia età. La discriminazione non esisteva nella mia classe, non sentivo alcuna differenza tra me e i miei compagni; ho la pelle più scura ma non ero diversa per nessuno, partecipavo alle gite scolastiche, alle attività creative e a quelle sportive.

    L’italiano è la mia lingua madre e, nonostante le mie origini, non comprendo il hindi (la lingua ufficiale indiana). Le persone che incontro spesso si stupiscono per il mio accento “milanese”, pensano automaticamente che sia nata qui, che sia italiana quanto loro, però non sanno che non godo dei loro stessi diritti, che ottenere la cittadinanza è più complicato di quanto si immaginano.

    Per chi è nato in Italia diventare cittadino italiano è semplice: compiuti 18 anni, bisogna presentare la domanda al proprio comune e dopo due settimane si diventa ufficialmente italiani; per chi è nato all’estero come me la procedura è completamente diversa, bisogna seguire lo stesso iter riservato agli stranieri arrivati qui in età adulta.

    Ho presentato la domanda di cittadinanza presso la Prefettura di Milano nel Giugno del 2009, con i tempi della burocrazia dovrò attendere altri 2 o 3 anni, un periodo troppo lungo se si hanno problemi legati al permesso di soggiorno. Una volta maggiorenni, pur vivendo con i propri genitori, non è possibile richiedere il permesso di soggiorno per motivi famigliari, per continuare a vivere in Italia bisogna lavorare o proseguire negli studi. Fortunatamente quando ho scoperto ciò ero già iscritta al primo anno di università, ero riuscita dunque a rimandare la questione di 3 anni, cioè fino allo scorso Settembre.

    Il 27 Settembre mi sono laureata al Politecnico di Milano e l’11 Novembre mi è scaduto il permesso di soggiorno; è stato impossibile in un solo mese di tempo trovare un lavoro che mi garantisse un contratto utile al rinnovo dei documenti. Ad Ottobre sono riuscita a fare uno stage in un importante studio di architettura, ma lo stage, per la sua breve durata, non era sufficiente e quindi ho dovuto richiedere un permesso per attesa occupazione; questo tipo di permesso ha una durata di 6 mesi, non è rinnovabile e mi hanno spiegato che scaduti i 6 mesi di tempo, se non ho un lavoro, dovrò tornare in India.

    Non ha importanza se la mia famiglia vive qui, non importa se tornare in India vuol dire ricominciare da zero, se ho studiato la storia di questo paese, se tutte le persone che ho conosciuto negli anni vivono qui. Tutto ciò non ha valore se non produco un reddito.

    Per la prima volta mi sento straniera, per la prima volta mi sento discriminata, vivo con l’ansia di poter essere cacciata dal paese in cui sono cresciuta. Non posso far altro che raccontare la mia storia, cercare di spiegare questa assurda situazione, auspicando un cambiamento che in una società civile diventa assolutamente necessario.

    Sima Travasso