Recensione/UN DIARIO DIMENTICATO TRA GUERRA E MIGRAZIONE

Recensione/UN DIARIO DIMENTICATO TRA GUERRA E MIGRAZIONE

    Recensione

    UN DIARIO DIMENTICATO TRA GUERRA E MIGRAZIONE

    Rosa Mastrogiacomo, Un Diario dimenticato tra Guerra e Migrazione, Bergamo, Lubrina Bramani Editore, 2019

    Recensione di Marilena Frilli (CESPI)

    Immagine che contiene testo, persona, giocatore, nero  Descrizione generata automaticamente

    L’autrice consegna alla conoscenza e alla memoria del lettore le esperienze più tragiche vissute dal nonno paterno, che lei non ha mai incontrato ma ha conosciuto attraverso i ricordi del padre e, soprattutto, tramite un breve diario scritto dal nonno durante il periodo di prigionia nei campi di concentramento austro-ungarici dal settembre del 1917, alcune settimane prima della sconfitta di Caporetto, fino alla fine della Grande Guerra.

    Pasquale Mastrogiacomo nasce in Puglia nel 1882, svolge nel suo paese d’origine il lavoro di carrettiere e, intorno al 1910, sfuggendo al probabile destino di divenire bracciante a giornata al servizio di un  “caporale”, emigra al nord, in un paese agricolo in provincia di Milano, dove fa il  rivenditore di vino pugliese e dove, dopo il matrimonio, si trasferisce anche sua moglie.

    Il rapporto diretto di conoscenza e comprensione che l’autrice ha con il nonno avviene tramite quel taccuino tascabile di 8 per 13,8 cm in cui Pasquale,  con la cruda forza espressiva suscitata da un susseguirsi  di sentimenti che vanno dalla rabbia alla pietà dalla disperazione alla solidarietà  dallo schifo  alla forza per la sopravvivenza, comunica l’ atroce esperienza di fame,  lavoro  e  violenza  vissuta nei vari campi di prigionia dove viene trasferito.  I 18 fogli manoscritti del diario, così fisici e intensi, costituiscono il cuore del libro poiché creano una fattiva comunicazione tra il nonno, la nipote e il lettore, rendendo in tal modo possibile   l’interazione tra generazioni e tempi storici diversi

    Dopo l’emigrazione, la guerra di trincea, la prigionia, al nonno toccherà di sopportare il disprezzo delle autorità italiane per i prigionieri tornati in patria considerati come disertori a cui addossare la colpa di sconfitte imputabili invece all’incapacità dei comandanti. Inoltre, al ritorno nella sua regione natale, dovrà affrontare altre difficoltà e altro dolore per la morte della moglie e di un figlio causata dall’epidemia di influenza spagnola, che si era manifestata durante l’evento bellico e aveva provocato molte più vittime della guerra stessa. Dopo essere ritornato al nord con il figlio rimasto, che più tardi consegnerà alle sue due figlie il diario del nonno, Pasquale conosce un successo professionale ed economico nel suo lavoro di venditore di vino e olio, per poi morire a soli 48 anni nel 1930.

    L’ordinaria straordinarietà della vita di Pasquale è rappresentativa delle sofferenze di tutta la generazione che ha vissuto la Prima Guerra Mondiale e anticipa le tragiche esperienze delle generazioni successive che hanno attraversato il fascismo e partecipato a un’altra guerra mondiale. Esperienze simili caratterizzano, del resto, anche il nostro tempo, in cui assumono forme sempre più globali. Pensiamo infatti ai migranti di oggi che attraversano il mondo a rischio della vita dopo avere sopportato la crudeltà della fame, della guerra e della prigionia,  per arrivare in paesi più ricchi  che li  accolgono  spesso con diffidenza e disprezzo e in cui sono a volte costretti a lavorare in condizione di semi-schiavitù;  questi  stessi  paesi  sono ora affetti da una pandemia che, quasi come forma di nemesi storica, ha colpito soprattutto il mondo  benestante.

    Il libro di Mastrogiacomo fa riferimento anche ai tanti scritti lasciati da altri prigionieri di guerra che, per evidenti motivi di censura da parte delle autorità italiane, sono stati a lungo dimenticati negli archivi militari e recuperati solo in tempi più recenti.  Queste numerose testimonianze, lettere e diari di soldati semplici fino agli scritti di autori importanti come Gadda con il suo “Diario di Guerra e di Prigionia”, contribuiscono in ugual misura alla creazione di una polifonica comunicazione intergenerazionale  delle esperienze storiche ricordando a tutti che la storia è fatta da ognuno di noi.

    È importante sottolineare, infine,  il puntuale lavoro di ricerca storica compiuto dall’autrice  attraverso le informazioni contenute nei documenti in possesso del nonno e la consultazione di archivi e documentazioni ufficiali oltre alla  lettura di testi dedicati al periodo storico e al contesto geopolitico presi in considerazione.