Quando diritto si declina con problema

    “Sono merda, bruciamoli, sterminiamoli”. Questa è la frase che più mi è rimasta impressa della serata di martedì 13 ottobre 2009. Seduta sul fondo della sala consiliare di Sesto mi sembrava di vivere in una rappresentazione di teatro dell’assurdo. Eppure non era nulla assurdo, era tutto reale, concreto. Oggetto della frase: i musulmani. Pretesto: la nuova sede del Centro Culturale Islamico di Sesto San Giovanni. Dico pretesto perché, da subito, si è ben compreso che degli eventuali impedimenti oggettivi all’insediamento del Centro proprio in quella via e in quella zona, che forse esistono davvero, non importava nulla a nessuno. Il tutto si è trasformato in un flusso di insulti contro il sindaco e i musulmani in particolare.

    Mi è evidente che la questione della “razza” non è un semplice fenomeno ideologico ma ha radici materiali e che la congiuntura presente non fa altro che alimentare fenomeni di tal fatta. E poiché di “razza” in quanto tale non si può più parlare e non possiamo più attaccare le fattezze fisiche o mentali di un altro popolo, visto che è scientificamente provato che tutti gli uomini sono uguali, dobbiamo cercare altri elementi come quello della religione e della cultura in questo caso. Mi è altrettanto evidente che la nostra società sta subendo un processo di razzializzazione che pervade tutti i campi, la discriminazione e la gerarchia sono i valori sui quali si fonda ogni relazione lavorativa e sociale, come possiamo esperire quotidianamente anche nei nostri rapporti personali.

    Giovedì 22 ottobre all’Ispi di Milano si è svolto un dibattito dal titolo: “Moschee in Europa: diritto o problema?”. Che ho disertato. Perché rifiuto questo accostamento, un diritto non può e non deve costituire un problema, ivi compreso se a rivendicarlo sono i musulmani. Credo dunque sia il momento di fare delle scelte. Gli intellettuali devono agire nella società secondo le loro inclinazioni e loro mezzi di espressione, riprendere il ruolo che loro compete. L’Amministrazione deve agire, facendo scelte consapevoli e chiare e condannando decisamente qualunque tentativo reazionario e che inciti allo sterminio . Ma anche i musulmani devono agire, smettere di offrire pranzi alla cittadinanza e piuttosto partecipare alla vita politica della città. Solo dall’agire comune di queste componenti e della società civile è possibile incidere sul cambiamento, diventare una forza effettiva nella società.

    I razzisti e gli estremisti non possono e non devono essere zittiti. Ma vanno costretti a rientrare nel dibattito politico e a comportarsi secondo le sue regole. Forse così potremmo ridare un senso anche alla parola democrazia.

     Jolanda Guardi