Pina Barbanti, una delle anime del CESPI, ci ha lasciati

Pina Barbanti, una delle anime del CESPI, ci ha lasciati

    Pina Barbanti è stata uno dei volti consueti e conosciuti del CESPI, una delle anime, uno dei sorrisi a cui eravamo abituati e che, ogni volta che ci avvicinavamo al Centro, speravamo di trovare per un abbraccio, una battuta, una riflessione su qualunque aspetto della vita.
    Era nel cuore anche delle centinaia di persone che per ogni ragione si avvicinavano al CESPI, dagli stagisti dei Licei e delle Università, ai migranti (di ogni Paese) che associavano al CESPI, la sua voce e il suo sorriso.

    Qui, in calce, ci sono alcuni pensieri di alcuni di noi:

    _________________________________________________

    Carissima Silvia! Ci accostiamo in punta di piedi al dolore che stai vivendo. Avevamo saputo della situazione di Pina solo poche settimane fa e avrei voluto tanto salutarla e darle/vi un grande abbraccio; poi, un po’ il timore, un po’ le mille fatiche di questi tempi così ingarbugliati mi hanno rallentato. E ora posso solo ricordarla! Lo faccio stasera in una preghiera silenziosa a cui ho associato tutti i fratelli e le sorelle della comunità di Dossetti. E’ una preghiera rivestita di struggente malinconia, ma anche piena di gratitudine per aver fatto tanti passi accanto ad un “gigante” come la nostra Pina: sempre rocciosa, sempre infaticabile, sempre laboriosa, sempre traboccante entusiasmo e speranza! Mi guardo dentro e riconosco chiaro e indelebile il segno che questa piccola grande donna mi ha lasciato: gli ultimi, la politica, la società, la chiesa … devono diventare “passione”, “tempo donato”, “relazioni”, “intelligenza”, gioie e dolori” … vita, vita, vita! Nel silenzio di questa notte penso anche a Dio che l’ha accolta, nella comunione dei santi, i tuoi santi, che l’hanno preceduta; questo incontro avrà sicuramente il sapore di quel “venite, Benedetti dal padre mio, e ricevere il Regno preparato per voi; perché ero affamato ecc ecc … …”.
    Cara Silvia dai a Pina, ti prego, una carezza dolcissima da parte mia. E a te un grandissimo abbraccio pieno d’affetto; che spero di darti di persona non appena ci vedremo. Shalom, Salaam, Pace! Massimo con Sara

    ___________________________________________________________
    Te ne sei andata Pina, mentre l’aria di ottobre brucia di pandemia e profumo d castagne, dopo aver brind bnato ancora una volta alla vita allo scadere del tuo compleanno.

    Te ne sei andata Pina ad esplorare una terra nuova e nuovi cieli certamente senza muri e senza confini come piace a te: sei sempre stata un’instancabile viaggiatrice, zaino in spalla, hai attraversato i continenti: il Centro e il Sud America, il Medio Oriente, l’India. Come hai spesso affermato “la vita è fuori ” …incontro agli altri, uomini, donne, bambini da accudire, sostenere e, perché no, rimbrottare e con cui condividere una delle tue famose torte.
    Hai atteso l’Africa sulle soglia di casa lasciando che abitasse presso di te fino a oggi, ma anche accanto a te nella scuola di italiano e negli appartamenti dei rifugiati. Quando il dolore e gli occhi smarriti degli “scartati” lì rendeva ancora più fragili, ci voleva qualcuno che organizzasse loro e…anche noi che ci si proponeva di di aiutarli.
    Hai animato per noi e per loro una “segreteria militante” accesa da un’instancabile, lucida attenzione alle necessità di aveva perso tutto, ma voleva ricominciare a sperare in una nuova vita.
    E’ duro dirti “arrivederci”, sapere che non potremo più parlare, confrontarci e,nella notte della ragione, resistere con te, che io e Aldo in questi ultimi anni avevamo preso a chiamare “mamma Africa” perché l’amore che emanava dal tuo fare a volte brusco e severo ma palpitante era un vero amore “materno” capace di accendere vita intorno a se.
    Arrivederci Pina.

    A te Silvia, sua preziosa e insostituibile sorella e nostra amica, tutto il nostro affetto.
    Rosa e Aldo

    _________________________________________________________________________________
    BUON VIAGGIO PINA di Michele Foggetta (da Facebook)
    L’ultima volta che l’ho vista era affranta, demoralizzata dall’operare di chi sta sfasciando quello che lei aveva contribuito a costruire. Sia chiaro, demoralizzata ma non piagnucolante; chi ha vissuto una Rivoluzione non si ferma ad osservare il latte versato, analizza gli errori, cerca soluzioni, studia nuove strategie.
    Era instancabile, mai con le mani in mano e se la vedevi ferma stava pensando, ragionando. Ho ricordi bellissimi di lei che mi sono tornati alla mente nelle ore lunghe di questa notte: lei che prova a insegnarmi i proverbi in dialetto sestese, le sue storie sul Nicaragua, lei che, alla presentazione del libro di Fabrizio Gatti mi dice “un giorno verremo ad ascoltare la presentazione del tuo”. Lei che alla fine del nostro lavoro insieme mi dice “ti lasciamo in eredità i saharawi” che poi sono diventati la mia vita.
    Ho sempre visto il Cespi Ong come il punto esclamativo della mia esistenza, gran parte della frase prima di quel punto l’ha scritta lei.
    È stato un giorno triste quello di ieri. Sesto ha perso un pilastro, uno di quelli che stanno dietro, all’ombra di tanti altri, ma che non smette mai il proprio lavoro, con fatica ma senza un minuto di esitazione.
    _________________________________________________________________________________