Non solo studio, ma anche amicizia

Non solo studio, ma anche amicizia

    11 giugno 2012

    UNA SCUOLA DI LINGUA, UNA RETE DI AMICI.

    Si è chiuso giovedì scorso 7 giugno il secondo anno di scuola di italiano per migranti organizzato dal CESPI e si è concluso, per quanto riguarda noi Nuovisestesi, nel miglior modo possibile. Lasciando da parte per un attimo la questione della lingua, affrontato con grande competenza dagli insegnanti, quello che abbiamo notato con particolare piacere e sorpresa è stato l’affiatamento e quella sorta di gioco di squadra che si è innescato all’interno dei gruppi.

    Come sa chi si occupa di certi temi solitamente è difficile se non impossibile che comunità tanto differenti si mescolino tra loro ma in questo caso questa alchemia fatta di dialettica tra culture c’è stata, obiettivo raggiunto!

    Tra i vari fattori che hanno permesso questo buon risultato c’è stato il progetto “famiglie in rete a Sesto Sa Giovanni” teso a redigere un quaderno delle competenze e a creare una rete di collaborazione tra gli studenti del corso.

    Il progetto tenuto dalla psicologa Bianca Silvani e dalla mediatrice culturale Debora Cannas è stato suddiviso in giornate nelle quali i le iscritte e gli iscritti potessero finalmente parlare di loro stessi, tirando fuori oltre alle competenze lavorative (elttricista, muratore, insegnante..) anche fantastiche peculiarità di ognuno di loro.

    Così è venuto fuori Reda l’imbianchino artista che dipinge quadri che parlano del suo Egitto e Sidy lo scrittore che armato di penna emoziona come un poeta. Son spuntate le cuoche Imane e Rebecca con il loro mix di sapori mediorentali e sudamericani e tutti gli altri perché ognuno do loro in un modo o nell’altro ha saputo alzarsi oltre l’anonimato in cui è entrato al suo ingresso in Italia ed è riuscito, per chi gli stava intorno durante quelle lezioni, a tornare una donna o un uomo con le proprie passioni, i propri pregi, difetti, idee e opinioni.

    Ed è anche così che si è smesso di aver di fronte il gruppo degli egiziani, le sudamericane e i senegalesi e si è iniziato a veder nascere un gruppo fatto di nomi e di amici.

    Logicamente il percorso è stato accidentato, alle volte è stato difficile raccapezzarsi tra il metaforico del linguaggio di culture così lontane da noi e alle volte è stato straziante affrontare il pianto di chi guardando al proprio passato vede una persona e una vita diversa. Non è stato facile né per chi ha tenuto il progetto, fossero loro gli e le insegnanti o le professioniste di cui si parlava pocanzi, né per gli “utenti” ma il risultato è andato al di là delle aspettative iniziali e lo abbiamo potuto constatare nel calore della  festa di giovedì.

    “Una vita senza amici è come un giardino senza acqua” diceva uno degli studenti in un suo intervento. Ora sappiamo di aver irrigato abbastanza perché il loro giardino sia florido a lungo.

    Michele Foggetta