Lettere dall’Africa

Lettere dall’Africa

    Riprendiamo, dopo una lunga interruzione, la pubblicazione delle lettere che la dottoressa Maria Teresa Reale ci invia dall’Etiopia.

    Maria Teresa è medico, di Sesto S. Giovanni; è missionaria laica e opera da ormai molti anni in Etiopia. E’ responsabile del Centro sanitario di Abobo, una struttura di proprietà dello Stato etiope, ma dato in gestione alla Prefettura Apostolica di Gambella. Contigua al Centro Sanitario vi è la  Missione cattolica di Abobo, dove Maria Teresa vive. Abobo è una cittadina di circa 10.000 abitanti, situata nello stato del Gambella (l’Etiopia è una repubblica federale), ai confini con il Sud Sudan.  L’abitato è costituto  da una serie di basse costruzioni in cemento e fango secco, lungo una pista di sabbia rossa, e da gruppi di capanne di paglia, legno e fango. Nella savana circostante, in un raggio di molti chilometri, vi sono numerosi villaggi di capanne. La popolazione di Abobo  e di tutto il territorio circostante che amministrativamente e dal punto di vista sanitario fa capo ad Abobo, si stima essere dell’ordine di grandezza di svariate decine di migliaia di abitanti. A questo si deve aggiungere l’enorme numero di rifugiati che arrivano in Gambella dal vicino Sud Sudan. Il Gambella rimane una delle regioni piu’ povere dell’Africa, dove lo sfruttamento delle risorse locali da parte delle grandi organizzazioni del Nord del mondo non  ha di certo sollevato la popolazione da una povertà endemica, situazione aggravata dal’arrivo di centinaia di migliaia  di profughi sudanesi.

    Il Centro sanitario di Abobo è costituito da un ospedale che dispone di 30 letti di degenza e ambulatori. Annesse, ma separate dell’ospedale, una struttura per la cura dei pazienti affetti da HIV, e una per gli ammalati di TB. L’ospedale non ha sala operatoria, non ha laboratorio di analisi né radiologia, ma solo qualche microscopio per la diagnosi di malaria, qualche elettrocardiografo e un ecografo, nonostante il vasto bacino di utenza.

    All’ospedale giungono giornalmente piu’ di un centinaio di persone. Arrivano a piedi, su camion, su carretti trainati da asini. Non tutti riescono a tornare a casa la sera. Le lunghe attese per la visita sotto le tettoie dell’ospedale vengono utilizzate per momenti di educazione sanitaria da parte di infermieri opportunamente formati. Le patologie piu’ frequenti sono malaria, parassitosi intestinali, malattie a trasmissione sessuale, tubercolosi, infezioni alle gambe propagate da insetti, morsi di babbuini, malattie da abuso di alcol, oltre ad assistenza al parto.

    La lettera che Maria Teresa ha mandato agli amici italiani racconta storie di vita quotidiana, di persone, di problemi sempre raccontati con lo sguardo della fede e della speranza.

    Dalla lettera emergono infine due aspetti a nostro giudizio estremamente importanti, stimolanti che sarebbero meritevoli di approfondimento. Il primo, di grande valore non solo dal punto di vista della religione, ma anche di significato “politico” è la decisione di Maria Teresa di condividere con le altre religioni (si stima che in Etiopia i cattolici siano il 10% dei cristiani e l’1% se consideriamo tutte le religioni presenti) la distribuzione di cibo ai poveri.

    Il secondo problema che ci sembra di particolare importanza è il cenno che Maria Teresa fa all’arrivo di ONG europee (in questo caso MSF che in Gambella si prende carico dei profughi sudanesi) e che sottraggono infermieri, pagandoli molto di piu’, all’ospedale do Abobo. Anche questo, al pari degli interventi dei paesi ad alto reddito in altri campi, meriterebbe una analisi approfondita.

    Aldo Silvani

    Abobo, 11 Ottobre 2015

    Carissimi amici,

    approfitto di questa fresca domenica pomeriggio di inizio ottobre, finalmente libera, per
    raggiungervi e raccontarvi un po’ di noi. Gli ultimi mesi sono stati intensi : eventi, persone,
    storie, momenti forti a volte difficili a volte stupendi…ma sempre ricchi della certezza di
    essere testimoni quotidianamente dell’Amore di Dio, padre buono.

    L’estate ha visto come protagonisti questa volta i

    africa1giovani stessi di Abobo e dei villaggi circostanti, che hanno portato avanti con responsabilità e spirito di servizio attività di supporto scolastico per bambini e ragazzi , di età diverse, e anche di gioco insieme. Un po’ animati e guidati da Maria, e dalla presenza di Felipe, un prete spagnolo della sua comunità , che è rimasto con noi tre settimane. Artista dal cuore sorridente , ci ha anche ridipinto le pareti sia delle stanze pediatriche del Centro sanitario, che della piccola scuola materna del villaggio,ora molto più carina e pronta ad accogliere i bambini che presto cominceranno l’asilo.

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    Un altro regalo è stata la presenza di Kike, un medico
    spagnolo che è rimasto con noi tre mesi, e che si è
    lasciato conquistare il cuore dai piccoli e dai poveri,
    tanto che ha deciso di tornare a tempo più lungo , a
    partire da gennaio. La sua presenza è particolarmente
    importante ora che la comunità stabile si è ridotta solo
    a noi due, Maria e io. Kike oltre ad affiancarsi a noi nel
    lavoro in ospedale, prenderà l’incarico di seguire anche i
    ragazzi che tutti i giorni al pomeriggio vengono a studiare alla biblioteca, offrendo supporto
    anche in materie particolari, come l’inglese .
    L’anno etiopico da poco iniziato ( siamo nel 2008 !!!) ci ha lasciato però anche nuove sfide e
    alcuni “buchi da coprire”….da metà luglio siamo rimasti nuovamente senza parroco, perché
    abba Aldo ha dovuto rientrare in Italia. Finora non ci è stato assegnato ancora nessuno e così
    tentiamo noi due ,con la collaborazione di alcuni giovani, di portare avanti anche alcune attività
    legate alla animazione pastorale : celebrazione della Parola la domenica , incontri particolari
    con i giovani, e altri con le famiglie e i gruppi di adulti nei loro villaggi, dove andiamo nel
    rimanente “tempo libero”…come la domenica pomeriggio. E’ impegnativo per noi due, ma
    crediamo che questi momenti siano davvero fondamentali per far capire alla gente che la
    comunità cresce e cammina se si incontra, se si riunisce anche nella condivisione e nel
    confronto, nell’impegno a mantenere presente e viva la fede nella concretezza di ogni giorno .

    Legato al primo , ci resta poi da coprire anche il “buco” della organizzazione degli asili , sia qui
    che nei villaggi, visto che ci verrà a mancare quest’anno anche la coordinatrice . Per ora non
    abbiamo potuto iniziare nulla, ma nei prossimi giorni ci troveremo con i rappresentanti del
    Vicariato per tentare di iniziare questo servizio di scuola materna, che è molto apprezzato e
    utile per mettere bene le basi di una convivenza e di una conoscenza multiculturale futura.
    E parlando di “buchi”….il Centro sanitario quest’anno sembra un po’ uno “ scolapasta”….abbiamo
    perso ben 8 infermieri professionali, qualificati e formati da noi negli anni, perché sono
    andati a lavorare per altre ONG, che offrono loro salari molto alti, oltre il doppio di quelli
    governativi e di altri progetti come il nostro, cioè privato ma che lavora a scopo caritativo .
    Il fenomeno, già presente negli anni scorsi, si sta notevolmente accentuando per l’aumento
    della presenza di queste organizzazioni , che giungono per prendersi a carico la gestione
    sanitaria dei rifugiati sudanesi, in costante aumento. Il perdurare del conflitto nel vicino sud
    Sudan ha causato infatti nel corso di quest’anno 2015 un enorme incremento di afflusso di
    rifugiati nella nostra regione di Gambella: se ne contano ormai 250,000 suddivisi in campi
    diversi . Se si pensa che anche la popolazione locale è stimata sui 250.000, cioè esattamente
    equivalente al numero di rifugiati in più, si può intendere come questo possa avere
    ripercussioni notevoli e un certo sbilancio in campi diversi come alimentare, sociale e sanitario
    per la popolazione intera.
    So che anche in Europa questo è diventato un argomento “scottante”…Ogni volta che vediamo
    le news internazionali e europee , assistiamo alla tragica migrazione dei profughi da un paese
    all’altro, da un blocco all’altro, in cammino costante verso un luogo che li accolga e possa di
    nuovo rappresentare “casa” per loro…. Non mancheranno , come mi scriveva una amica ,
    iniziative per imparare a conoscere nuove culture e religioni, unico modo per vincere la
    diffidenza e la paura del diverso. E’ importante voler stare col cuore e la mente attenta,
    aperta ai segni dei tempi, accogliente verso l’altro, il diverso da noi. Questa apertura e
    libertà, questa accoglienza non pregiudiziale sono tipici di Gesù. E’ quello che ancora lui
    farebbe adesso.

    africa3Una delle ultime iniziative qui ad Abobo è stata la distribuzione di farina a famiglie meno
    abbienti. Un regalo inatteso, 69 quintali di mais
    ricevuto dalla Chiesa Cattolica attraverso canali
    internazionali di supporto alimentare. L’interessante
    è che questa volta abbiamo deciso di fare la
    selezione in un modo più partecipativo : coinvolgendo i
    rappresentanti delle altre Chiese esistenti sul
    territorio perché loro stessi scegliessero i più poveri
    delle loro comunità. E così è stato: 180 famiglie
    provenienti dalla Chiesa Ortodossa, dalle diverse
    denominazioni Protestanti, dalla Chiesa musulmana e dalle nostre comunità cattoliche , ne hanno beneficiato.

    Veramente questa “distribuzione ecumenica” è stata per noi importante, segno di un impegno a condividere la fede e la giustizia con tutto il popolo di Dio, senza differenza di appartenenza, né razza, né religione, né cultura….

    Le piogge stanno lasciando il posto al sole, la stagione della malaria è ormai iniziata, i pazienti sono in aumento e ogni giorno ci troviamo costretti a mandarli a casa sempre più precocemente per far spazio a nuovi arrivati, più gravi. E’ un dejavu che si fa tuttavia sempre nuovo perché le persone sono la novità:

    Merit, 6 anni, è uscita dopo 7 giorni di coma per malaria cerebrale, grazie ai farmaci e alla
    assistenza instancabile di una nonna con molta determinazione
    Litet, una giovanissima donna , 34 kg, portata in punto di morte e abbandonata dalla famiglia ,
    sta lentamente recuperando con le terapie contro la TBC e l’AIDS, e ogni giorno ci sorprende
    con una richiesta di cibo ogni giorno diversa, mentre ci conquista sfoderando il suo sorriso più
    dolce
    Othow e Omod, giovani ventenni, vivi dopo essere sopravvissuti al crollo di una parete di terra
    che si è riversata su di loro , nel tunnel scavato con mezzi improvvisati, e senza protezione,
    alla ricerca dell’oro, mescolato alla terra.
    Sono tante le storie, tanti i volti, gli incontri, le persone che incontriamo nel cammino di ogni
    giorno.
    Le portiamo tutte ogni sera, insieme a ciascuno di voi, davanti a Dio, perché se ne prenda
    cura. E’ lì che al termine del giorno ci ritroviamo, e ringraziamo, anche quando ragioni diverse
    ce lo rendono più difficile .
    A ciascuno e a tutti un saluto da parte mia e di Maria, e un grazie per il sostegno che
    continuate a darci.

    Tere

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