Laos: impressioni di un viaggio

Laos: impressioni di un viaggio

    Riceviamo dal Laos una corrispondenza di Giuliano Trezzi, membro del Direttivo CESPI

    LAOS: Impressioni di viaggio

    Oltre la frontiera un paese intatto.
    Vi e’ un solo posto di frontiera che permette di passare dalla Cambogia al Laos ed è quello di Dom Kralor.
    Entrando in un paese comunista “ortodosso”, ci si aspetterebbe la presenza di: polizia, burocrazia, controllo ecc. Niente di tutto questo, una piccola casetta in legno con due o tre sportelli e il personale addetto che non è neppure in divisa. Non ti fanno neanche scendere dall’autobus, ma prendono  il pacco dei passaporti preventivamente raccolti e li timbrano l’uno dopo l’altro, apponendovi la data del  permesso di permanenza che è di un mese. Niente controllo dei bagagli, niente ostentazione. Solo due bandierine poste fuori dall’edificio, una dello stato del Laos con due strisce rosse che rappresenta il sangue versato per l’indipendenza e una blu con al centro un disco bianco che rappresenta la luna sul Mekong,  l’altra invece è una bandiera rossa con al centro una grossolana falce e martello.
    Per il resto, due chioschetti dove vendono da bere e donnine che fanno seccare la carne sull’unica parabola in rete rice-trasmittente.
    Qualche addetto alla dogana gioca a bocce; uno dei pochi retaggi positivi, assieme alla baguette, lasciati dalla colonizzazione francese.
    Questa immagine di tranquillità, si ripeterà praticamente per tutto il viaggio. In un mese non ho visto un poliziotto, un soldato, una guardia armata…. niente.
    Da lì si entra in un paese dove praticamente la mancanza del consumismo si tocca con mano.

    Niente plastica ai bordi della strada principale che è diretta al nord, niente automobili;  di tanto in tanto si intravede qualche capanna di contadini.
    Il sud è poco abitato; parliamo di un paese grosso poco meno dell’Italia, con una popolazione che si aggira intorno ai sei milioni di abitanti.
    Poca è la prostituzione limitata alla capitale e anche la droga, pur avendo una storia tradizionale antica, è stata contenuta, soprattutto per il consumo dell’oppio. Il suo uso viene comunque tollerato. A Vang Vieng, ad esempio vi sono locali arredati con letti e cuscini, con al centro un tavolino dove, assieme al normale menù, ti viene dato anche il menù dell’oppio, consumato: col caffè, col the ecc..  Vang Vieng è una bellissima zona di montagna con monti a forma di panettone dove viene praticato: free climbing, rafting e speleologia. E’ una meta frequentata da australiani e statunitensi appassionati di queste discipline, ma spesso, quando tornano dalle attività sportive, al tramonto, prima di rincasare, si fermano a consumare oppio o altro e allora, ancora in tenuta di solo costume da bagno,  si vedono spesso vagare come zombi o seduti sui marciapiedi a sghignazzare fragorosamente, sotto gli occhi degli imperturbabili laotiani che li guardano con sufficienza. Il consumo della droga non è perseguito, mentre è proibito il trasporto.
    Non da molto hanno aperto al turismo, e le strutture sono scarse. Non ci sono molte città di interesse storico, se non la capitale Vientiane e l’ex città imperiale Luang Prabang, deliziosa cittadina che si estende sul Mekong,  che per i suoi trecento templi è sotto la protezione dell’Unesco.

    Le riserve naturali.

    Il fiume Mekong attraversa il Laos da nord a sud spesso facendo da confine con la Thailandia: rappresenta una grande riserva idro faunistica e un’ambita meta turistica oltre che una formidabile via di comunicazione.
    Il turismo a cui si punta è quello ecologico. Diciotto le zone nazionali protette più altre zone  provinciali, il che corrisponde a circa il 20% del territorio .
    Queste riserve naturali sono i luoghi dove vivono elefanti allo stato selvaggio, tigri, i gibboni dalla cresta nera, il coccodrillo del Siam, il leopardo, l’orso malese, il panda rosso, il rinoceronte di Sumatra, un delfino che vive nella acque del Mekong (Orcaella brevirostris) e molti altri animali rari e/o endemici. Oggigiorno il Laos, la Cambogia, il Vietnam e la Myanmar rappresentano le ultime frontiere ambientali dove vengono scoperte numerose nuove entità. Recentemente sono stati trovati  dei mammiferi sconosciuti alla scienza e tra questi un nuovo primate, il che rappresenta, ai giorni nostri, un fatto eccezionale.
    Alcune specie sono minacciate di estinzione. Purtroppo vi è bracconaggio; la caccia alle specie protette, se pur vietata, viene tollerata per permettere l’alimentazione; in altri casi però viene fatta a scopo di lucro, per vendere trofei o animali vivi alla Thailandia.
    Nei mercati delle grosse città, spesso si vedono delle contadine, scese dalle montagne, che stendono dei tappeti dove espongono le loro mercanzie costituite da erbe curative, semi, manufatti di conchiglie ecc.; ma insieme a questi si possono anche trovare  piccole zanne di elefanti, denti e unghie di tigre e di leopardo, corna di cervi, corna di rinoceronte e altro.
    Giustificabile potrebbe essere la vendita  della impalcatura dei cervi in quanto l’animale viene cacciato per alimentazione e delle le zanne, tolte ai piccoli elefanti, ma non sono giustificabili unghie e denti di tigre e meno ancora le corna di rinoceronte, anche perché si tratta del rinoceronte di Sumatra, ormai ridotto a pochi esemplari.
    Il governo però è tollerante altrimenti sarebbe costretto a perseguire persone molto povere; invece, per chi viene scoperto alla frontiera con uno dei suddetti reperti, il trattamento è più duro.
    Fortunatamente l’esiguità della popolazione fa si che non si siano creati finora grossi squilibri nell’ecosistema.

    La guerra e le bombe a frammentazione.
    Un discorso a parte deve essere fatto per il periodo degli anni 60′ e 70′, quando tutta l’Indocina era in fiamme.

    Questo e’ un paese che ha dovuto affrontare una guerra dindipendenza dal colonialismo e che poi si è legato al movimento di liberazione di tutto il Sud Est asiatico. Nonostante se ne sia parlato poco, il Laos ha il triste primato di aver subito i più pesanti bombardamenti che la storia ricordi. Nel Laos si è svolta una guerra sporca. Gli Stati Uniti, sfruttando le contraddizioni interne, hanno armato e istruito popolazioni di montagna, gli Hmong di origine cinese, per combattere contro i comunisti, con la promessa dell’autonomia.
    L’amministrazione Kennedy, nella città segreta di Long Cheng,  ha sbarcato consiglieri statunitensi  e tailandesi, armi, rifornimenti alimentari, strutture di guerra. I B52 hanno scaricato innumerevoli bombe sulle popolazioni e sulle postazioni dei ribelli, facendo migliaia di vittime, tant’è che il Pathet Lao (il movimento di liberazione del Laos), per essere al riparo dai bombardamenti, aveva installato il comando generale nelle grotte del  nord al confine con il Vietnam. Va anche menzionato che nel Laos passava il famoso sentiero di Ho Chi Min che permetteva ai Viet Cong di trasportare armi e di evitare scontri diretti col nemico. Ora, sia le grotte che il sentiero di Ho Chi Min, sono diventate mete turistiche.
    Tra  i posti maggiormente bombardati vanno ricordati:  la Cordigliera dei monti Annamiti, nel centro del paese, al nord, la zona di Vieng Xai sede del Pathet Lao e la provincia  di Xieng Khuang, che comprende il  Phu Bia, la montagna  più alta  (2800 m), dove si presumeva fossero annidati i comunisti.
    Le bombe più micidiali erano quelle a frammentazione. Per chi è a digiuno in materia va detto che sono bombe lunghe 1,50 m, che a contatto col terreno si aprono longitudinalmente; contengono circa 600-700 piccole  bombe dalle dimensioni di una palla da tennis, ciascuna di loro esplodendo, sparge a sua volta, circa 250 biglie di acciaio in un raggio di 5 chilometri.

    A guerra finita, il recupero del metallo è diventato un’industria. Spesso si incontrano bombe esposte nelle vetrine o come ornamento ai bordi dei ponti. A volte sono trasformate in oggetti di uso domestico o ninnoli, ma soprattutto vengono raccolte e rivendute come metallo da fusione alla Thailandia. Naturalmente gli incidenti  per il recupero di ordigni da guerra causa ancora oggi un alto numero di vittime.

    I luoghi che hanno subito i bombardamenti sono vietati ai visitatori perché ancora infestati da proiettili inesplosi e vi è da dire, per gli amanti della montagna, che sono anche i posti più belli da un punto di vista naturalistico.

    Turismo e fonti energetiche.

    Penso che la scelta di aprire ad un turismo ecologico sia stata buona, l’importante è che si mantengano dei criteri tali per cui l’impatto con le strutture e il turista non sia dirompente rispetto all’ambiente.
    In Laos vi sono numerosi gruppi etnici che  vivono da sempre nelle foreste o sulle montagne non a contatto con le città ed in perfetto equilibrio con la natura. Seppur poveri, vivono dignitosamente e sono  autosufficienti. Per queste popolazioni si teme che l’arrivo di turisti, anche se armati di spirito ecologico, potrebbe avere un effetto devastante per la loro cultura e il modo di vivere.
    Il Laos intrattiene buoni rapporti sia con la Cina che con il Vietnam ed i prodotti che si vedono nei negozi arrivano principalmente da questi due paesi. L’apertura della Cina al mercato ha senz’altro condizionato i dirigenti laotiani in questa direzione.
    Sono venuto a conoscenza di progetti cinesi che prevedono costruzione di strade di collegamento tra la Cina e la Thailandia passando per il Laos, a discapito di zone boscose e di progetti volti al potenziamento dell’energia elettrica. In previsione vi è la costruzione di 34 nuove centrali idroelettriche, con il contributo di imprese straniere, utilizzando il grande bacino del Mekong.
    Vi sono anche progetti per il potenziamento dello sfruttamento minerario e forestale.
    E’ chiaro che ogni paese ha diritto a svilupparsi come gli altri e di sfruttare al meglio alleanze ed energia. Ma  pensando ai tranquilli villaggi di montagna, alle foreste dove ancora vivono animali selvaggi,  al placido scorrere del grande fiume Mekong, viene un po’ l’angoscia a immaginare che si potrebbe perdere questa ricchezza fatta di tante piccole culture tradizionali e della sua grande biodiversità.
    Oggi non si combatte più per una ideologia, non c’è più bisogno dei B52 contro il comunismo; il consumismo è un alleato più pulito ma più subdolo:  entra nelle menti e cambia le coscienze.

    La globalizzazione con i suoi valori universali sta passando come uno schiacciasassi a pianificare culture e territorio. Stiamo perdendo oltre alla biodiversità anche la diversità culturale.
    Mi fa orrore  pensare ad una cultura unica e globalizzata volta solo alla conquista dei generi di consumo, all’arrivismo e al benessere di pochi a discapito di culture e tradizioni diverse.
    E’ un’ illusione pensare che il Laos possa evitare di percorrere questa strada.

    Giuliano Trezzi

    Marzo 2012