La Sagoma di Sandino

La Sagoma di Sandino

    dal Nicaragua riceviamo uno scritto da Giuliano Trezzi, esperto e conoscitore dei Paesi Latinoamericani e membro del Direttivo CESPI

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    LA SAGOMA DI SANDINO

    Dopo le frontiere di Messico, Guatemala, Salvador e Honduras, dove il pericolo di incappare in ladruncoli, cambisti imbroglioni e truffatori e’ reale e contribuisce a creare un clima di tensione, si arriva alla dogana El Espino che permette di passare in Nicaragua, sembra di entrare in un altro mondo. Tranquillita` e calma; solo alcune voci di signore che ti chiamano con un “amor quiere comida?”. E i  nervi si rilassano.Poi il bus ti trasporta a Managua attraverso una campagna placida e assolata.
    Nicaragua, la patria di Cesar Augusto Sandino, anarco sindacalista che ha lottato contro la dittatura e lo strapotere degli Stati Uniti, rivoluzionario poco conosciuto in occidente; come Pancho Villa, Emiliano Zapata e altri e’ stato ucciso in una vile imboscata. Il suo insegnamento  ha ispirato la costruzione di un fronte unito contro la dittatura sanguinaria di Anastasio Somoza, FSLN (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale).
    Il ricordo degli anni ottanta e’ ancora vivo. Una Managua squassata dalla rivoluzione, oppressa dal blocco economico, costretta a rispondere all’attacco dei Contras (ex guardia somozista riorganizzata dall’amministrazione Regan e dai circoli di destra degli USA), inviava la sua migliore gioventu’ a controllare i piu’ di mille chilometri della frontiera con l’Honduras da dove partivano gli attacchi.
    Per far fronte ai problemi economici  si sviluppava una grande ondata internazionalista di solidarieta’, mai vista nella storia, per aiutare (se pur nella confusione) questo piccolo paese. Ma non e’ bastato; ridotti alla fame, sono costretti ad accettare le elezioni imposte dagli USA, cosa mai successa in uno stato di guerra. Chi ha fame non vota con la testa ma vota con la pancia e la promessa di pace e di cibo, diventano argomenti di forte convincimento.
    La sconfitta del 1990 porta al potere la destra di Violetta Chamorro che, con una coalizione di 22 partiti, riesce a ottenerre la vittoria se pur di misura. Trascorrono cosi’ 16 anni, ma l’entrata  del  neoliberismo  non risolve i gravi problemi della poverta’, il paese  continua a detenere il  triste primato di essere il piu’ povero del Centro America dopo Haiti.
    Nel 2006, Grazie alla divisione del Partito Liberale, inaspettatamente il Fronte Sandinista riesce a riconquistare il potere e Daniel Ortega ritorna alla guida del paese. Forse neanche lui se lo aspettava, tante’ che e’ costretto a nominare dei ministri provvisori. Non ha comunque la maggioranza in parlamento, deve mediare con la opposizione, le leggi di carattere sociale vengono spesso respinte.
    Ma il vento e’ cambiato, l’adesione all’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblo de Nuestra America), contribuisce a dare al paese una grande svolta. Anche se non si riesce a far approvare le leggi per il fatto di non avere la maggioranza, i progetti sociali vengono realizzati lo stesso con l’aiuto economico di Chiaves.   Innanzittutto, la campagna di alfabetizzazione, che abbassa l’analfabetismo dal 40%  a poco piu’ del 10%; poi la sanita´, che e’ tornata gratuita; parte un piano di risanamnto delle case dei poveri e vi sono grandi progetti per la costruzione di edilizia popolare e a Managua e alcune realizzazioni sono gia’ visibili. Si sta rifacendo gran parte del manto stradale  e sono in costruzione nuove strade e ponti che permetteranno di congiungersi con le regioni piu’ lontane. E’ in via di risoluzione alche il problema della fornitura costante dell’acqua potabile. L’installazione di impianti per immagazzinare energia eolica riescono gia’ a supplire al 40% del fabbisogno e impianti a pannelli solari danno elettricita’ nelle zone dove non arrivava l’energia elettrica.
    Ma la cosa piu’ importante e’ il legame che si sta creando con la base; i comitati di quartiere, le associazioni dei contadini, le cooperativele, le organizzazini femminili, insomma tutte le organizzazioni di base che raccolgono istanze sociali, portano le proposte attraverso i loro rappresentanti alle sezioni di partito che le incanala  al governo e la maggior parte di esse vengono appoggiate.
    Rilevante e’ anche il piano di sviluppo del Sud in senso turistico. La Regione del Rio San Juan, una delle piu’ trascurate, ha un nuovo volto, San Carlos, San Miguelito, El Castillo, San juan del Norte, sono state risanate e abbellite. Si sta terminando la strada che congiungera’ Managua alla capitale di regione. Si sta attuando il dragaggio del Rio San Juan che permettera’ il passaggio di battelli turistici, ed e’ prevista l’introduzione di un servizio di idroplani per raggiungere le parti piu’ remote. Fin’anche nelle isole del Lago Cocibolca, Ometepe e Solentiname, la costruzione di nuovi pontili e la pavimentazione dei sentieri principali contribuiscono a invogliare i viaggiatori a visitare questi meravigliosi luoghi ma soprattutto la luce, che prima non c’era, ora arriva attraverso l’accumulo di energia solare.
    E via dicendo.
    Insomma, arrivando in Nicaragua sono stato positivamente colpito da tangibili realizzazioni e i nicaraguensi si sentono orgogliosi perche´, finalmente qualcuno li ascolta.
    Non vorrei sembrare troppo idilliaco, problemi irrisolti e negativita’ ce ne sono ancora, ad esempio e’ stata approvata una legge contro l’aborto terapeutico che ha creato grossi contrasti all’interno del Fronte, soprattutto con la componente laica, la poverta´e´al di la dall’essere vinta, vi e’ corruzione, favoritismi e narcotraffico, che sono problemi peraltro endemici in tutta l’America Latina e…..non solo, pero’ si ha l’impressione che qui ce ne siano di meno. A differenza di altri paesi che ultimamente hanno preso una strada diversa in direzione di ¨sinistra¨ come El Salvador e il Guatemala, dove pero’ non si rilevano profondi cambiamenti, o perlomeno cambiamenti tangibili,  qui la svolta e’ evidente. I detrattori parlano di caudillismo, di dittatura, di populismo, ma e’ talmente ovvio il cambiamento che girando per le strade delle varie citta’ del Nicaragua, non ho sentito nessuno, a livello di base, parlare male del governo di Daniel Ortega. A novembre ci saranno le elezioni per la nomina del presidente e il FSLN punta alla maggioranza e vista l’aria che tira, non stento a credere che la otterra’ .
    In centro a Managua c’ e’ una collina  “la Loma di Tiscapa”, sopra la quale  vi e’ una gigantesca sagoma scura che rappresenta Sandino, e’ come un’ombra benevola, paterna, posta a monito. Nei sedici anni di neoliberismo non sono riusciti a toglierla, e ora credo che durera’ ancora molto.

    Giuliano Trezzi