L’esperimento profano. Dal capitalismo al socialismo e viceversa – una recensione

L’esperimento profano. Dal capitalismo al socialismo e viceversa – una recensione

    È recentemente apparso un libro di Rita di Leo sull’URSS.

    Il suo titolo èL’esperimento profano. Dal capitalismo al socialismo e viceversa” (EDIESSE, 2012).

    L’esperimento, a cui si fa riferimento, è quello sovietico, definito dall’autrice “profano”, poiché essendo nato dalla rivoluzione russa del 1917 “appartiene al laico Novecento europeo” ed “è slegato da Dio e da Cesare”, a differenza degli altri due tentativi di rendere gli uomini felici sulla terra, descritti come “sacri esperimenti”: quello dei gesuiti nel loro sforzo di evangelizzare una popolazione indigena in Paraguay, e quello del quacchero William Penn, che creò Filadelfia, sperimentando con la “Società degli amici” la libertà religiosa e la tolleranza civile. Entrambi i “sacri esperimenti”, che furono invisi al potere, si collocano temporalmente nel Sei-Settecento e i loro territori furono le lontane Americhe. L’esperimento profano, che determinò un “rovesciamento sociale: la classe operaia al potere”, appartiene, invece, all’epoca del Novecento e il suo territorio fu la Russia sovietica.

    Il libro pone l’accento sugli obiettivi della società sovietica: realizzare “l’esperimento alternativo al resto del mondo della creazione di una società post-capitalista”, e precisamente di una società socialista caratterizzata da un’“economia senza profitto”, pianificata. Nelle conclusioni viene sottolineata la sconfitta di questo esperimento, che segnò, di conseguenza, quella del mondo operaio e popolare. Una sconfitta di cui l’élite del mondo intero “ne prendeva atto con unanime sollievo”.

    Nella recensione di Cristina Carpinelli (componente del Comitato scientifico CESPI), che parte dalle argomentazioni sostenute dall’autrice, sono posti alcuni spunti di riflessione sull’ascesa e il crollo di quell’esperimento. Sono, altresì, sottolineati alcuni punti di criticità rispetto alle tesi del libro. Lo scopo è quello di sollecitare una discussione costruttiva e stimolante su una pagina importante della storia del Novecento, che ha condizionato per più di settant’anni il resto del mondo, e che lo condiziona tuttora, se è vero – come sostiene l’autrice – che la fine dell’URSS “ha fatto perdere di credibilità la cultura europea”, che aveva largamente ispirato l’esperimento sovietico. La fine ingloriosa di quest’ultimo ha, infatti, sancito la vittoria dell’avversario e “rischia di trascinare noi europei nel risucchio del modello nordamericano”.

    Leggi l’intera recensione di C. Carpinelli: di-leo-recensione-carpinelli