Intervista a Moni Ovadia nella giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese

Intervista a Moni Ovadia nella giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese

    La verità è che i palestinesi e gli ebrei israeliani sono ora completamente legati gli uni alle vite e ai destini politici degli altri, forse non in senso definitivo, ma certamente oggi e in un prevedibile futuro. Eppure pur partendo da questa convinzione, occorre comunque fare una distinzione tra una presenza politica che invade, espropria e caccia via, e un’altra che viene invasa, depredata e cacciata.

    Così Edward Said, intellettuale e profugo palestinese, scriveva nel suo libro La questione palestinese, nel lontano 1979. Sono passati più di quarant’anni ma le sue parole sono ancora attuali: ancora oggi i destini di palestinesi ed ebrei israeliani sono completamente legati. Ancora oggi è necessario denunciare la presenza politica israeliana che occupa militarmente i territori palestinesi e ne opprime la popolazione in aperta violazione della legalità internazionale. Sono infatti ancora inattuate le risoluzioni 242 e 338 con cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite già nel 1967 impose il ritiro delle forze israeliane dai territori palestinesi occupati della Striscia di Gaza e della Cisgiordania oltre al riconoscimento della sovranità e integrità degli stati coinvolti.

    L’occupazione israeliana non significa semplicemente una pesante limitazione della sovranità palestinese in termini politici o militari, ma si traduce nella violazione quotidiana dei diritti e nella “sottrazione di futuro” per i quattro milioni di palestinesi dei Territori Occupati e della Striscia di Gaza che passa dal furto della terra per la costruzione insediamenti illegali e dell’acqua della valle del Giordano, sottratta alla popolazione palestinese e destinata alle colonie e all’agricoltura israeliana, da un muro di “sicurezza” lungo centinaia di chilometri, dai check point e dalle strade separate per israeliani e palestinesi, che pregiudicano l’accesso a scuole e ospedali, dalle demolizioni arbitrarie di case, dalla rimozione di campi, pascoli e ulivi per far posto a strade e insediamenti israeliani fino alla violazione dei diritti umani in incursioni militari come l’operazione Piombo Fuso nel dicembre del 2008 e le violenze e abusi sulla popolazione palestinese testimoniati dagli ex soldati israeliani dell’associazione Breaking the Silence.

    Da qui la scelta di affrontare pubblicamente la situazione dei diritti in Palestina in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, in un incontro organizzato dal Cespi insieme all’Assessorato alla Cooperazione Internazionale. Un incontro guidato dalla professoressa Jolanda Guardi, per testimoniare le condizioni di ingiustizia e di sofferenza ma anche per provare ad immaginare un futuro di convivenza.

    Hani Gaber ha portato la voce del popolo palestinese mentre Annibale Rossi, per l’ong Vento di Terra ha spiegato le difficili condizioni delle comunità beduine e del futuro incerto della Scuola di Gomme, costruita con tecniche innovative per la comunità beduina di Alhan al Ahmar e sotto costante minaccia di demolizione da parte dell’esercito israeliano. In conclusione, un intervento video di Moni Ovadia, raccolto in occasione della Giornata Mondiale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, in cui affronta i temi della giustizia, del riconoscimento reciproco e dell’importanza della cultura come strumenti per costruire un un futuro di pace e convivenza.

    Stefano Treseldi

    video “Scuole di gomma” : http://www.youtube.com/watch?v=fHPjUfwXBtw

    video “Moni Ovadia”: http://www.youtube.com/watch?v=xDUnt-xzzXU