IL VIAGGIO VERSO L’INTEGRAZIONE

IL VIAGGIO VERSO L’INTEGRAZIONE

    Incontrare l’altro non significa farsi un’immagine della sua situazione, ma assumersi una responsabilità senza attendersi reciprocità, fino all’ardua ma arricchente sfida di una relazione asimmetrica, disinteressata e gratuita. Da non sestese che lavora qui a Sesto,  ho trovato un modello d’accoglienza che non mi aspettavo di vedere. C’è una buona fetta di popolazione che ha aperto la porta ai profughi dell’Africa e che, senza troppi clamori, sta compiendo un percorso di solidarietà diffusa.  La stanno offrendo a  10 ragazzi e 4 ragazze che, dalla fine di aprile, sono ospiti  di questa cittadina, di un territorio che crede nell’accoglienza e mette a disposizione le risorse che può, dando una risposta concreta ai bisogni dei “Nuovi Sestesi”. A Sesto, appunto, si sono rimboccati le maniche e ci stanno provando: la Caritas Ambrosiana ha messo  a disposizione la casa albergo Don Sandro Mezzanotte, il Comune offre i pasti e il CESPI (Centro Studi Problemi Internazionali) si sta occupando di insegnare loro l’italiano, predisponendo, con due gruppi, dei corsi sia per gli anglofoni che per i francofoni. Vengono dalla Guinea, dalla Nigeria, dal Togo, dalla Costa d’Avorio e tutti sono stati prima in Libia ma, con la guerra, non hanno potuto più far rientro nei propri Paesi d’origine. Si trovavano il Libia per lavoro svolgendo le attività di meccanico, cuoco, vetraio, piastrellista, stilista. Sono rimasto colpito nel vederli tutti così giovani (età media 25 anni), vogliosi di integrarsi, preoccupati, ansiosi. Ti interrogano con i loro grandi occhi e tu non puoi esimerti dalla ricerca di una risposta, anche se sai che non sarà facile.

    Ma Sesto a confronto è un paradiso: “Dopo l’esperienza della guerra in Libia, l’Italia è un bel paese e spero che ad agosto ci venga concesso il permesso di soggiorno tanto da poterci rifare una vita attraverso il lavoro” dice Amadou.

    Antonino Bartolotta