I laboratori interculturali Cespi

    I laboratori interculturali Cespi

    Anche quest’anno il Cespi ha realizzato laboratori interculturali per i bambini della scuola primaria, per i ragazzi delle scuola secondaria di primo grado ( presso l’Istituto comprensivo Rovani) e per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado (Erasmo da Rotterdam). Chi passa dal Cespi talvolta ci interroga su cosa significhi laboratorio interculturale e in genere si sofferma sulla parola interculturale, piuttosto che sulla parola laboratorio. Si immagina, forse, qualcosa come un giro intorno al mondo, la scoperta di musica e fiabe di lontana provenienza, l’approfondimento di culture esotiche. Senza escludere queste possibilità, che a volte tuttavia possono nascondere un’ inconsapevole visione etnocentrica, è importante farsi un’immagine nuova: laboratorio non è tanto un workshop ( traduzione in termini attuali del concetto di bottega di lavoro), quanto piuttosto uno spazio-tempo in cui qualcosa di nuovo avviene in qualcuno, se mette in gioco la propria emotività e l’ intelligenza. Il gruppo di un laboratorio è un piccolo mondo in cui chi si lascia accogliere e trasportare dall’incontro cambia la propria pelle e illumina lo sguardo dell’altro. Per questo (e altro ancora) i laboratori Cespi non riguardano nello specifico problemi di immigrazione, ma si rivolgono a tutti: cittadini, nuovi e no, bambini e adulti, genitori e insegnanti, in una prospettiva di inclusione che riconosce le condizioni di chi oggi, qui, è coinvolto in una dinamica di confronto e trasformazione già in atto. Si tratta di  un processo di ricerca-azione di un’identità culturale propria, attraverso l’incontro con quella dell’altro. La cultura e l’identità del gruppo diventa in questo modo un prodotto di sintesi nuovo, continuamente esposto a ulteriori modificazioni.

    La tensione ideale è rivolta a ciò che ci definisce non come abitanti di un tal posto o un tal altro, ma come esseri dotati di umanità, capaci di lasciare sul mondo un’impronta di bellezza ( per questo motivo i laboratori di arte e intercultura) , persone avvicinate da arcipelaghi di conoscenza che rompono l’isolamento dell’essere ( laboratorio delle isole inteso come percezione del sé in continua costruzione) , individui disposti a decentrare il proprio punto di vista e ad ascoltare e cercare di ripetere il cicaleccio gioioso delle lingue ( laboratori delle mappe astronomiche e geografiche o delle lingue madri), abituandosi ai sapori e ai saperi sottesi ai cibi di cui ci nutriamo (laboratorio sul cibo).

    Il modello proposto è quello di un vero e proprio “sistema di laboratori”, un’ articolazione necessaria ad affrontare alcune tematiche connesse alla complessità dei concetti di identità e radici, cultura, diversità e integrazione. Cosa sia quest’ultima , nella più vera accezione, ce lo insegna la sua etimologia:  preservare il diritto di ciascuno alla realizzazione di sé e alla pienezza di vita.

    È un progetto dalle finalità elevate, per il quale serve lo sforzo congiunto di tutti: è questa la motivazione che spinge il Cespi a creare sul territorio di Sesto ( e dei dintorni e del mondo) una rete di relazioni che include il Comune, la Biblioteca, la scuola, altri enti formativi: un’immensa realtà composita, una fucina di accoglienza e trasformazione. Chi a Maggio ha visitato la mostra dei laboratori e ci ha regalato un pensiero accanto alla firma ha potuto gustare l’articolazione dei contenuti dei laboratori interculturali e farsi in qualche modo partecipe dei valori di cui sono portatori: conoscenza, reciprocità, allargamento delle proprie visuali.

    Giovanna Gelmi