Fiaccolata con Ahmed

    “Un pò di luce” è stata portata nella nostra città dalle fiaccole che hanno sfilato dal Rondò a Piazza della Resistenza la sera del 18 dicembre per volontà di genitori e docenti del Coordinamento per la difesa e la qualità della scuola pubblica.

    Più di cento le persone e le fiaccole accese da coloro che credono fortemente nell’accoglienza dei nuovi cittadini e nella convivenza civile. Una gioiosa alternativa al razzismo, pianificato prima dall’operazione “White Christmas” ed esploso pochi giorni fa a Rosarno. Seguono testimonianze di differenti sensibilità, scritte da alcuni partecipanti. (Ilaria Pegoli). “Nevica, non verrà nessuno, saremo in pochi. Andiamo lo stesso, ci saluteremo e poi andremo a bere un grappino o una cioccolata calda con gli amici.”  Preparandoci ci diciamo queste parole. Invece siamo tanti al Rondò, raccogliamo anche qualche venditore di colore,  infreddolito; qualcuno si scalda le mani sulla fiamma della fiaccola. Hanno sorrisi dimezzati, quasi timidi. Ci salutiamo sì, tutti.

    Siamo tanti sestesi, vecchi e nuovi, tanti e colorati sotto lo sfarfallio bianco dei fiocchi che si tramutano in punti di luce nelle foto: una magia natalizia. Cammino sempre vicino ad Ahmed, tre anni e mezzo, un ometto serio che sbatte i denti ed ha il moccolo ghiacciato, ma sta aggrappato alla mano della mamma senza mai lamentarsi: lui sembra sapere bene, con la sua serietà di bambino, cosa vuol dire camminare fianco a fianco -per darsi coraggio- in questi tempi malvagi che minacciano anche lui.(p.m.)

    Mi chiamo Samir ho 18 anni ero alla fiaccolata con mio fratello Hamed. Guardando mio fratellino mi sono detto”meno male che non capisce perchè siamo qua, di notte al freddo”. Ora ghiacciato dalla neve il mio spirito si riscalda grazie a ognuna di queste fiaccole, perchè è l’energia di chi le tiene che mi da calore e la speranza che non accada più di dover rifare una fiaccolata per ridire che siamo tutti uguali. (Shady Hamadi)

    Se dovessi spiegare il significato di questa fiaccolata alla una persona che in Consiglio comunale gridava: “Sono merda, sterminiamoli!”, come potrei fare perché capisca il messaggio che ci ha lasciato questa passeggiata sotto la neve? Come reagirebbe nel sapere che italiani e migranti si sono dati appuntamento per dimostrare che sono a favore di una società multietnica e non hanno paura di accogliere chi è portatore di culture diverse? Si limiterebbe a un sorrisetto compassionevole o tenterebbe di  picchiarmi? Un esperimento del genere mi attira tremendamente, perché sarebbe un confronto, a tutto campo, fra due modi diametralmente opposti di intendere l’immigrazione e l’integrazione nel nostro Paese, ma soprattutto sarebbe un passo efficace per cercare di far aprire gli occhi a chi vede lo straniero come un nemico. Non è un compito privo di rischi: tanti tentativi si risolveranno in arrabbiature e insulti; però abbiamo il dovere e la necessità di provarci, a maggior ragione considerando le linee guida dell’informazione e della politica italiane.

    E’ questa una proposta difficile, però dobbiamo provarci; anche la neve su cui abbiamo camminato durante la fiaccolata avrebbe potuto farci scivolare, invece ci siamo divertiti…eccome! (Matteo Pedrazzini)

    Dal nostro inviato. Si è tenuta oggi nella piccola cittadina di Sesto San Giovanni una fiaccolata contro, a dire degli organizzatori, la crescente ondata di razzismo che sta attraversando il nostro paese. I facinorosi hanno seguito un percorso che ha portato il fuoco della manifestazione lungo le vie più malfamate della casbah sestese. Quei quartieri nei quali si addensa un imprecisato numero di arabi, dai volti scuri e torvi, dove la legge contro gli affitti ai clandestini non è, evidentemente, ancora giunta. Le camionette dei carabinieri hanno seguito il corteo eversivo, difendendo gli onesti cittadini che, di fronte alla richiesta di più pulizia(etnica) e più sicurezza (solo per loro), si sono sentiti accusare di razzismo. Il percorso è andato oltre quello accordato dalle istituzioni municipali, ma nonostante ciò i militari hanno evitato di ingaggiar battaglia con i manifestanti per non innescare una reazione che avrebbe certamente portato ad una sorta di guerriglia urbana. Le provocazioni durante la mobilitazione sono comunque state molte e, in mezzo alle facce dei più piccoli, figli di esaltati e di nostalgici delle dittature comuniste, si sono viste -ne abbiamo la conferma- addirittura facce di immigrati, indubbiamente clandestini, che approfittando del trambusto avranno avuto tutto il tempo per pianificare i loro nuovi colpi.

    Per Studio Aperto, Michele Foggetta, da Sesto è tutto, vi ripasso la linea.