Famiglie in rete

Famiglie in rete

    Il progetto “Famiglie in rete a Sesto” (l.r. 23/99), ancora in corso, nasce dalla collaborazione tra il CESPI e la Caritas Salesiani. Dall’osservazione maturata durante un anno e mezzo di volontariato presso lo sportello di psicologia dell’ambulatorio della Caritas Salesiani di Sesto San Giovanni avevo rilevato uno stato di estremo isolamento degli utenti (soprattutto donne) e la tendenza a relazionarsi prevalentemente con persone della stessa nazionalità, ricreando così la situazione sociale originaria e precludendo una reale conoscenza del nuovo tessuto sociale in cui sono inseriti e delle diverse culture con cui vengono a contatto.  I gruppi che abbiamo seguito fanno parte della scuola di italiano per stranieri del CESPI, mentre lo sportello di psicologia della Caritas ha funzionato come inviante. È stato scelto il CESPI come sede per ragioni pratiche (è più facile da raggiungere con i mezzi, si trova nel cortile della frequentata Biblioteca Civica).Lo scopo principale del percorso effettuato è stato  creare  delle reti interpersonali fra stranieri di diversa origine attraverso la formazione di gruppi di auto e mutuo-aiuto. Vista la diversità di culture e, in alcuni casi, la scarsa conoscenza della lingua italiana, si è resa necessaria la presenza della mediatrice linguistica e culturale. Ogni incontro aveva un tema specifico che permettesse la conoscenza reciproca attraverso la scoperta delle abilità individuali e i racconti dei vissuti individuali. Abbiamo pensato di mettere in risalto le capacità di ciascuno di loro in modo da produrre un quaderno delle competenze,  pratiche e relazionali, da mettere a disposizione di tutti: di fianco al nome di ciascun partecipante sono scritte le sue abilità e il numero di telefono: ogni utente consulta il quaderno in caso di necessità e mantiene i contatti con gli altri studenti della scuola.

    Il racconto del viaggio affrontato per arrivare in Italia, la speranza di trovare uno stile di vita migliore e le difficoltà riscontrate hanno accomunato tutti gli utenti, permettendo la creazione di un clima di condivisione e di solidarietà. Grande importanza per la buona riuscita del percorso ha avuto la collaborazione attiva degli insegnanti che hanno creduto nel progetto e preso parte ad ogni incontro. Sono emerse le persone e non il credo religioso o politico, le uguaglianze più delle differenze e sono stati scalfiti molti pregiudizi comuni. Il bilancio del percorso è sinora positivo e sorprendente. Hanno partecipato più attivamente gli uomini egiziani che hanno messo in gioco emozioni, esperienze di vita e si sono avvicinati ai bisogni delle donne quasi con dolcezza e premura. Tra le tante ci è rimasta impressa la frase di uno di loro durante il primo incontro: “Io sto bene quando tu mi ascolti” che ha confermato lo stato di profonda solitudine degli utenti. Al contrario, abbiamo riscontrato che alcune donne (nordafricane) vivono nell’ambivalenza dell’integrazione: da un lato vorrebbero integrarsi, dall’altro sono convinte che la vera amicizia possa nascere soltanto con donne della stessa cultura a causa delle troppe differenze. Come si nota, a volte,  si alza una barriera reciproca che esclude a priori la possibilità di instaurare relazioni interculturali. Questo cammino collettivo ha permesso a entrambe le parti di crescere individualmente e di avvicinarsi alla realtà dell’altro: noi operatori abbiamo toccato con mano le loro difficoltà quotidiane nel lungo processo di integrazione, loro hanno trovato delle persone che, vinte le barriere linguistiche e culturali, hanno imparato a fare il primo passo per accettarli nella nostra società: ascoltarli.

    Dott.ssa Bianca Maria Silvani (psicologa e psicoterapeuta)