ETIOPIA: TESTIMONIANZA DA UN PAESE CHE STA CAMBIANDO

ETIOPIA: TESTIMONIANZA DA UN PAESE CHE STA CAMBIANDO

    “Nuovi sestesi” continua la pubblicazione delle lettere che periodicamente la dottoressa Maria Teresa Reale invia agli amici italiani dall’ Etiopia.

    La dottoressa Reale è responsabile del Centro Sanitario  di Abobo, una piccola città situata in Gambella, la regione più povera dell’Etiopia, ai confini con il Sudan.


    Abobo 21 Giugno 2011


    Carissimi amici,
    da qualche settimana ormai stavo tentando di trovare il momento giusto per mandarvi un saluto….rimandando puntualmente a quel “domani Aggiungi un nuovo appuntamento per domani” che si sa, fatica ad arrivare….
    Desidero però fermare
    oggi Aggiungi un appuntamento per oggi i pensieri e le riflessioni che riempiono queste nostre giornate , per raggiungervi prima della vostra meritata annuale pausa  di riposo…
    Anche qui siamo alla fine dell’anno scolastico, e già i tanti ragazzi e ragazze fanno la fila per assicurarsi un piccolo lavoro a giornata per guadagnare qualche soldo per loro stessi e le loro famiglie.
    La pioggia è iniziata, a giorni violentissima, a giorni timida, la gente che ha un pezzetto di terra ha seminato il granoturco e ora lo affidano a Dio e alla benevolenza della natura… ma in questi due mesi che restano prima del raccolto, il numero  di persone che chiede aiuto e cibo aumenta di giorno in giorno.  Stiamo già organizzandoci infatti per una imminente distribuzione alle famiglie in difficoltà.
    La situazione economica generale resta fragile, l’aumento di tutti i salari del 40-45%, ha illuso la gente perché l’inflazione è stata così alta che ha annullato se non sorpassato l’effetto dell’aumento stesso.

    Il caffè, che si coltiva sull’altipiano etiopico da sempre, e costituiva una ragione di orgoglio da esportazione, così come la quotidiana ragione di gioia di ogni famiglia, è aumentato di oltre il doppio…tanto che per quasi tutti ora è proibitivo, e l’aroma speciale della tostatura …un ricordo.
    Ma nonostante tutto, il popolo sta rispondendo ad un invito governativo di costruire una nuova grande diga, per un progetto idroelettrico sul confine  nord ovest del paese, da  pagare interamente con fondi nazionali, attraverso offerte personali e azioni bancarie con o senza interessi, partecipazioni con quote previste e rese note pubblicamente di tutte le associazioni private, nonché una mensilità obbligatoria  da diluire nell’arco di un anno per ogni lavoratore dipendente, governativo e privato.

    È una gara di generosità fondata sul forte senso e orgoglio nazionalistico, e costituisce senza dubbio anche un  richiamo all’unità, nonostante le diversità esistenti, di una nazione con ben 80 milioni di persone, circondata  da paesi con continue forti tensioni politiche e guerre civili (Somalia e Sudan) e che non può rischiare di restare passiva  osservando dalla finestra la direzione  dell’effetto domino dei tantissimi paesi vicini.
    È di questi giorni anche  la ripresa degli scontri gravissimi in Sudan, tra il Nord e il Sud che, dopo essersi divisi amministrativamente col referendum di gennaio scorso, ora si ammazzano di nuovo per contendersi appunto la regione del Centro, dove ci sono tutti i giacimenti petroliferi…

    E noi da questa parte del confine, ci riprepariamo  all’arrivo dei profughi che già per anni e anni avevano abitato nei tanti campi in questa regione del Gambella.
    Ma la pace è davvero un’utopia?

    Il problema è presente anche  a livello personale.  In questi ultimi anni siamo testimoni del diffondersi e radicarsi in tutti gli ambienti, anzi in ogni persona, di una insoddisfazione costante, di una recriminazione senza fine… è la realtà quotidiana anche dei nostri lavoratori del Centro sanitario, realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno …non si accontentano mai  e non appena hanno raggiunto una cosa nuova (che può essere qualsiasi cosa, tipo un aumento di salario, un nuovo paio di scarpe, una moglie, un cellulare, un corso di specializzazione…) non riescono a gioirne perché già si confrontano con chi ne ha due, o uno migliore…e così ricomincia la frustrazione e l’insoddisfazione… è un processo senza fine.
    È il “cuore inquieto” di cui parlava già Sant’Agostino…ma certo è una strada pericolosa, perché non lascia spazio all’interiorizzazione, alla accettazione serena della vita e della storia, e non è mai una strada di pace.
    È su queste cose che, oltre al lavoro strettamente sanitario, siamo chiamati a testimoniare ogni giorno, a stimolare una inversione di valori, certi che la Verità e la pace vanno controcorrente. Ma vi assicuro che non è per niente facile!
    Il lavoro al Centro sanitario prosegue bene. I pazienti persistono nell’affollarlo e nel ritenerlo un riferimento importante. Certo i bisogni sarebbero tanti, così come il desiderio di migliorare alcuni servizi, specie in campo di prevenzione e comunitario, ma dobbiamo fare  i conti con le nostre forze …anche queste ormai alla “soglia delle vacanze”.

    Come attività sul territorio quest’anno abbiamo scelto di rispondere positivamente alla richiesta delle autorità governative locali di finanziare dei  pozzi d’acqua con pompe a mano. Abbiamo fatto il contratto già con una compagnia indiana che riesce a scavarceli ad un  costo minore di quello precedente. Due li faremo nelle prigioni di Abobo e della zona , entrambe sprovviste di acqua potabile, ma a cui anche la gente che vive  attorno possa avere accesso;  il terzo  in un villaggio a pochi km da qui, dove ci rechiamo regolarmente per la catechesi, e dove il Governo ha  agglomerato  persone che provengono da diversi villaggi , e ora centralizzati forzatamente li, come parte del famoso piano di villagizzazione.
    (In realtà stiamo assistendo anche all’altra faccia del piano… con una presenza in aumento di imprenditori agricoli stranieri su larga scala…l’ultimo arrivo nella regione nostra di Gambella  è una compagnia indiana a cui sono stati dati ben 300.000 ettari di terreno per 99 anni…)
    L’acqua potabile è un diritto per ogni popolazione, ed è un bene prezioso da custodire con responsabilità . Per questo chiediamo sempre che la gente che usufruirà del pozzo sia sensibilizzata  prima ed educata poi a versare un minimo contributo che serva alla costituzione di un fondo comunitario a cui accederanno in caso di guasti e necessità di manutenzione.
    Ecco,  con tutto questo insieme di riflessioni e racconti  vi ho voluto coinvolgere un po’ nella realtà di Abobo, questo piccolo ma “grande” posto in cui siamo ormai da 9 anni…per dirvi grazie per la vostra presenza e il vostro sostegno costante in questo anno.
    Vi  auguro una buona estate, che sia occasione di riposo e di ricarica integrale per  tutti voi, le vostre famiglie e comunità.


    Tere