Registrazione audio Convegno su “Destre Europee”

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    Il 23 gennaio 2015, nell’ambito delle iniziative organizzate per la “Giornata della memoria”, Saverio Ferrari dell’Osservatorio delle nuove destre ha svolto una lezione all’Istituto Erasmo da Rotterdam dal titolo “L’estrema destra in Europa”.

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    La lezione parte dalla considerazione che mai come ora stanno riaffiorando spinte xenofobe e razziste in tutto il continente europeo.

    Si pensava di esserci lasciati alle spalle rottami ideologici sulla “purezza” del “sangue” e della “razza” invece ora sembrano tornare a galla. Con esse movimenti neofascisti e neonazisti.

    Fenomeni e tendenze che sono emerse con forza anche nelle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, con la crescita di tutte le destre populiste e radicali. In alcuni casi l’esplosione dei consensi, come in Francia e in Gran Bretagna, a vantaggio di movimenti con più di una impronta razzista, è stata clamorosa, collocando addirittura queste formazioni al primo posto.

    Il panorama varia da  formazioni collegate al Partito popolare europeo (da tempo sbilanciatosi fortemente verso destra), come il Fidesz ungherese (di impronta illiberale accusato da più parti anche per il suo malcelato antisemitismo), Nuova democrazia, partito ultraconservatore greco, ma anche Forza Italia, poi soggetti quali lo United kingdom indipendence party inglese (Ukip) e Alternativa per la Germania (Afd), schieratisi entrambi, mischiando perbenismo, nazionalismo e xenofobia, contro l’Unione europea, indi la cosiddetta Alleanza europea per la libertà (Eaf), comprendente il Front national francese, il Partito per la libertà olandese (Pvv), il Partito della libertà austriaco (Fpo), il Vlaams belang belga (Interesse fiammingo) e la nostra Lega nord.
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    Un aggregato di soggetti con programmi, impostazioni e storie assai diverse. Chi ipernazionalista e chi secessionista. Chi con un passato neofascista, come il Front national (nato sulle ceneri di Ordre nouveau) o il Fpo (in origine il ricettacolo dei neonazisti austriaci), e chi, costituitosi più recentemente, come il Pvv olandese, con connotazioni avanzate sul piano civile (tra l’altro a favore del matrimonio omosessuale, del ricorso all’eutanasia e della liberalizzazione delle droghe), o la Lega nord in Italia, nata alla fine degli anni Ottanta, senza riferimenti nel fascismo. Per tutti, come comune denominatore, il rifiuto della società multiculturale e multietnica. Un collante in grado di accorparli a prescindere dalle fortissime differenze.

    Ritroviamo poi  formazioni esplicitamente neonaziste, da Jobbik in Ungheria, oltre il 20% nelle ultime elezioni politiche (al 14,7% alle europee), in assoluto la realtà più rilevante del panorama dell’estrema destra europea, formazione nostalgica delle Croci frecciate (movimento collaborazionista dei nazisti durante il secondo conflitto mondiale) ad Alba dorata in Grecia, ancora al 9% nelle elezioni europee, nonostante la carcerazione di buona parte del gruppo dirigente per attività criminali, fino all’Npd (Partito nazionaldemocratico tedesco), capace di portare pur con solo l’1% un proprio rappresentante a Strasburgo.
    Poco oltre i confini della Ue, come in Ucraina, assistiamo a derive ancora peggiori, con coalizioni di governo, prima delle recenti elezioni, con ministri neonazisti (del partito di Svoboda, nato nel 1991 come Partito nazionalsocialista dell’Ucraina, definito dal Centro Simon Wiesenthal: «Uno dei cinque partiti più antisemiti del pianeta») e squadre paramilitari animate dal cosiddetto Settore destro (Pravyi sektor), neonazisti con il mito dei volontari ucraini nella divisione SS Galizien.

    Maggio 2016