Confucio e…..l’Istituto

Confucio e…..l’Istituto

    “Carneade, chi era costui?” si chiedeva il pavido Don Abbondio all’inizio di un capitolo de “I promessi sposi”.

    Confucio, chi era costui? Mi sono chiesto io, indagando sull’istituto che prende il nome da questo personaggio, da noi italiani mille volte citato anche se solitamente senza cognizione di causa.

    Bene, scopro che Confucio è stato il fondamentale filosofo cinese il cui pensiero verte, tra le altre cose, su una profonda etica da applicare alla politica; una sorta di Socrate con gli occhi a mandorla anche se, va detto, sarebbe più giusto parlare di Socrate come di un Confucio con gli occhi rotondi, visto che il cinese morì una decina di anni prima della nascita del greco.

    Quello che più mi ha colpito nel leggere del filosofo è stato il suo essere vissuto in quella che viene ricordata come il “periodo delle primavere e degli autunni” un’epoca in cui i vari stati che componevano una Cina ancora non unificata si facevano guerra tra di loro.

    Chissà se nel dare il nome Confucio all’istituto di cultura cinese si è dato un minimo peso a questa cosa? Io sono stato stimolato a cercare delle analogie.

    L’istituto Confucio che ha sede nelle più importanti università italiane e, dallo scorso ottobre, anche nel polo di Mediazione Linguistica e Culturale di Sesto San Giovanni, ha come scopo quello di promuovere la lingua e la cultura del paese nel resto del mondo e riconsegnare questa lingua e questa cultura in primo luogo ai giovani figli di cinesi emigrati.

    La filosofia di Confucio ha avuto un ruolo importantissimo nella crescita della dinastia Han, la prima riuscita nell’intento di unificare, sotto un unico nome, tutti gli stati che sino ad allora erano stati divisi.

    Trovo affascinante pensare all’istituto Confucio come ad un tentativo, in continua crescita, di unire i cinesi che si stanno separando e allontanando sempre di più, non solo fisicamente, dal gigantesco paese estremo-orientale, per assicurare ad esso un forte futuro fatto di nuove influenze culturali, ma anche garantire a quelli che saranno i suoi studenti un solido collegamento con la loro tradizione in modo che non si creino pericolose dinamiche di spersonalizzazione che portano, come vediamo, ad una cattiva integrazione e, a volte, ad un rifiuto di essa.

    “Colui che desidera assicurare il bene di altri si è già assicurato il proprio” diceva Confucio.

    Quindi son sicuro che questo esperimento che vede i suoi frutti già in 64 paesi oltre all’Italia avrà un futuro florido e ottimi risultati anche qui nella nostra città, così lontana da Pechino.

    Michele Foggetta