Caso “moschea” L’integrazione che vorrei, che dovrei, che potrei…

    L’Italia è uno stato laico. Non ateo, non teocratico, laico. Quando si parla di laicità riguardo uno stato si intende che non esiste una religione privilegiata e che lo stato non lascia interferire e non interferisce negli affari di questa o quella Chiesa. È logico poi che la cultura cattolica sia una componente fortissima della nostra storia, l’italianità è pregna di cristianità, ma nonostante ciò l’Italia rimane un paese laico. La Lombardia facendo parte dello Stato Italiano è una regione laica quindi risulta strano sapere che una regione laica stanzi 8 milioni di euro per gli oratori (cattolici)sparsi sul suo territorio e nulla in favore di centri culturali di altre confessioni.
    Sesto San Giovanni sta in Lombardia che sta in Italia, ergo Sesto San Giovanni è una città laica.
    Allora mi chiedo per quale motivo, di fronte alla necessità di cittadini del nostro ridente paesino di un luogo nel quale espletare i propri doveri religiosi, ovviamente non cattolici, si stagli tutta la forte cristianità dello Stato (laico) italiano?
    Qual è l’integrazione che la città di Sesto chiede? Un egiziano sarà perfettamente integrato nel momento in cui avrà smesso di portare vestiti ingombranti e avrà iniziato a lavorare per aumentare il PIL italiano? È idoneo al termine “integrato” un marocchino che si alzi la mattina all’alba per andare in cantiere e che non abbia pretese di mantenere contatti con la propria peculiare storia?
    Insomma un extracomunitario integrato è un italiano con la pelle un po’ più scura, abbronzato, come dicono i cabarettisti che vanno per la maggiore negli ultimi anni.
    Diversi mesi fa ho potuto assistere alla perfetta messa in scena della spiegazione del termine integrazione. Seduto sugli sgabelli di un kebabbaro, come li chiamo io, ho notato dallo specchio che mi stava di fronte che, mentre io, vestito in camicia e jeans, mangiavo un kebab, accanto a me un mauritano, ne ho scoperto la nazionalità parlandoci poco dopo, addobbato con Darrà e turbantino mangiava una classica pizza con le acciughe.
    È questa l’integrazione che voglio, perchè questa è etimologicamente l’unica integrazione reale.
    Per screditare il centro islamico si è scomodato il gradevole europarlamentare Borghezio coi suoi maialini e la poco raccomandata UCOOI, i cittadini dei vari quartieri e le stanzone per assemblea di un qualche oratorio. Tanto rumore, non per nulla, ma comunque per poco.
    Io musulmano non lo sono ma ricordo qualcuno che diceva “non la penso come te ma darei la vita perchè tu abbia il diritto di pensarla come credi”. Purtroppo la maggior parte dei sestesi evidentemente ricorda con più facilità la frase “noi non vogliamo un Italia multietnica” proferita dal capo dei famosi cabarettisti di cui sopra.
    Non vogliono un’Italia multietnica…ed evidentemente neppure laica.

    Michele Foggetta