Appunti dal Messico

Appunti dal Messico

    Dieci cento mille Marcos

    Dov’ è finito il Subcomandante?

    di Giuliano Trezzi

    “Se vai in  Chiapas, informati dov’e’ finito il Subcomandante Marcos”. E’ la richiesta esplicita di un amico italiano che vive in Zipolite (Messico, Stato di Oaxaca), mentre mi apprestavo a partire per San Cristobal De Las Casas.

    In realtà ora che ci penso, è un po’ che non se ne sente parlare. In una delle ultime interviste, dove gli si chiede, perché i media non parlano più degli zapatisti, egli risponde con una punta di sarcasmo dicendo “E’ vero, forse il movimento è passato di moda”. Lasciando intendere che per certi rivoluzionari dell’ultima ora, gli zapatisti non fanno più tendenza.

    Vi è da dire poi che Marcos, non ha mai voluto che la sua persona diventasse un culto e allora ha fatto un passo indietro, per lasciare il posto al movimento e ai suoi 76 comandanti che operano sul territorio, mentre lui ne è soltanto il portavoce. Ha ricordato che il famoso passamontagna, non era stato messo per nascondere l’identità, ma per dire che tutti erano uguali nella lotta, tutti erano Marcos. Ma c’è ancora un altro motivo, da tenere in considerazione, ed è l’importanza dell’informazione che passa attraverso l’etere. Infatti i pesanti bombardamenti, subiti dagli zapatisti nel 1994, dopo l’occupazione simbolica di 5 comuni tra cui San Crisobal De Las Casas, hanno causato un’immediata risposta dell’opinione pubblica e questo ha avuto grossa risonanza, tanto che ha costretto l’allora presidente Salinas ad aprire le trattative. Anche quando nel 1997 l’avvenuto eccidio a Acteal, il 22 dicembre 1997, di 47 indigeni tra cui 27 donne e 15 bambini, ad opera dell’esercito e di oscure forze ad esso legate, ha creato un’immagine a livello internazionale, non consona ad un governo che si definisce democratico e moderno. Memori delle ripercussioni negative ora si sta attuando un’altra tattica; innanzitutto creare un vuoto mediatico, quindi logorare il movimento con lunghe trattative per poi non ratificare gli accordi (vedasi trattato di Sant’Andres per i diritti delle 56 etnie presenti in Messico), sfruttare le contraddizioni che inevitabilmente si creano  tra gli indigeni e, quando si presenterà il momento opportuno, intervenire con la forza. Marcos però avverte che, pur rispettando la tregua, non resterà inerte se verrà attaccato.

    Ora, grazie a questo viaggio, ho una opportunità in più per capire come stanno le cose.
    In Chiapas ci sono ben otto etnie in gran parte intorno a San Cristobal De Las Casas. Quando si arriva in questa bella città coloniale, si evidenziano le scritte sui muri pro EZLN (Esercito  Zapatista di Liberazione Nazionale). Arrivati in centro, davanti alla Cattedrale, si scorge una grande tenda tenuta da donne indigene che  vendono manufatti prodotti dai loro mariti imprigionati, ma non solo, distribuiscono volantini contro il governo che li ha incarcerati,  perché manifestavano per i loro diritti. Per le strade si incontrano negozi che espongono prodotti artigianali e prodotti agricoli che provengono dalle cooperative zapatiste, ma anche materiale di propaganda. Al mercato gli indigeni vendono pupazzetti con l’immancabile passamontagna, fatti di panno ecuciti a mano. Alcuni luoghi di incontro hanno assunto un nome che non lascia dubbi, come
    La Rivolucion oTerrAnueva, dove vengono proiettati documentari sul movimento degli indigeni.

    Un giorno, percorrendo la strada che va da San Cristobal a Palenque, il bus viene bloccato per una protesta dei contadini che non sono stati risarciti per la terra sequestrata. Poi, prima di arrivare a Ocosingo, scorgo soldati a terra disposti a file parallele ai due lati della strada, armati di tutto punto con grosse mitragliatrici puntate pronte a far fuoco ….vista l’ostentata messa in scena di quell’arsenale, ti viene in mente di domandarti, chi sarà il nemico.

    E’ che qui siamo sempre più vicini alle zone “controllate” dagli zapatisti, 5 juntas (comitati di buon governo), e numerose altre comunità che hanno aderito al programma dell’EZLN. Anche sulla strada che da Palenque porta alla frontiera con il Guatemala (Frontera Corozal), il bus è costretto a fermarsi a due posti di blocco militare e dobbiamo subire controlli ai nostri zaini e mostrare i documenti. Arrivando in prossimità della foresta Lacandona i contrasti diventano più forti, mentre i militari presidiano la strada,evidenti cartelli ti dicono che questa è la zona liberata dall’ Esercito Zapatista. Ed è proprio qui dove piccole comunità di indigeni, che vivono ai margini della foresta, aderiscono al movimento: l’esperimento innovativo iniziato nel 1994 è ancora in corso e si evolve. Ora si combatte anche per tutti gli emarginati e sfruttati del Messico, contro il neoliberismo, in un’ottica di autogestione; le parole d’ordine diventano: terra, lavoro, cibo, salute, istruzione, democrazia e indipendenza.

    Insomma, questo è quello che ho visto, se è vero che sembra scomparso il Subcomandante Marcos, alias Subdelegado Zero, alias Rafael Sebastian Guillen Vicente, come lo ha identificato il governo messicano, il movimento è vivo e vegeto. Comuni, comunita’, fincas, ranchos sono lì a testimoniare la continuità e la caparbietà di questi reietti che ancora lottano per i loro diritti.

    (Giuliano Trezzi è un collaboratore del CeSPI, appena tornato da un lungo viaggio in America Centrale)